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Trame Nere: Il Rapporto “P”

Licio Gelli
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La storia dell’eversione di destra in Italia non è una sequenza di episodi isolati, ma un percorso tortuoso caratterizzato da una metamorfosi profonda. Un documento eccezionale, che referio ha deciso di pubblicare, offriva già alla fine degli anni 80 la chiave di lettura più lucida per comprendere questa evoluzione: si tratta del rapporto “P”, redatto dal Colonnello del ROS Massimo Giraudo (all’epoca capitano della 1a Sezione del Nucleo Operativo della Legione Carabinieri di Bologna) nell’ambito del procedimento penale contro Stefano Delle Chiaie e altri.

Nel rapporto, Giraudo non si limita a elencare fatti, ma denuncia come la frammentazione delle indagini, per anni, abbia impedito di avere una visione d’insieme del fenomeno stragista. Il suo lavoro è un atto di rigore investigativo volto a “ricollegare fra loro i vari elementi già esistenti, a volte apparentemente disgiunti”, cercando di far luce sull’infinità di punti oscuri che ancora oggi circondano le stragi italiane.

L’architettura del terrore

La “strategia della tensione” non è stata un fenomeno spontaneo, ma un progetto di destabilizzazione che ha utilizzato il terrorismo di destra come strumento di condizionamento politico. Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Ottanta, l’Italia è stata teatro di una serie di attentati che avevano un obiettivo chiaro: spostare l’asse politico verso soluzioni autoritarie, creando un clima di insicurezza tale da rendere il “ritorno all’ordine” l’unica opzione percorribile.

Le sigle del terrore e i protagonisti

Il panorama eversivo era un mosaico di organizzazioni, spesso in contatto tra loro, che condividevano militanti, armi e basi logistiche. Tra le sigle più attive e responsabili di questa fase ricordiamo:

Ordine Nuovo (ON): Fondato da Pino Rauti, rappresentò il fulcro dottrinario e operativo dell’eversione neofascista. Nonostante lo scioglimento formale nel 1973 per ordine della magistratura, i suoi quadri continuarono a operare clandestinamente, fornendo la struttura ideologica e logistica per gran parte delle trame nere.

Avanguardia Nazionale (AN): Fondata da Stefano Delle Chiaie, fu il braccio operativo più audace, specializzato nel collaudare il “metodo golpista”. Delle Chiaie, figura centrale di questa stagione, incarnò l’interconnessione tra neofascismo, apparati di sicurezza, mercenariato internazionale e Mafia.

Ordine Nero: Sigla emersa a metà anni Settanta, spesso utilizzata come “copertura” per azioni terroristiche di gruppi orfani delle precedenti organizzazioni sciolte, per rivendicare attentati di stampo stragista.

Terza Posizione (TP): Nata alla fine degli anni Settanta dalle ceneri di Lotta Studentesca (con figure come Giuseppe Dimitri, Roberto Fiore e Gabriele Adinolfi), ha rappresentato un momento di transizione. Sebbene il movimento non rivendicasse stragi come tale, ha funto da bacino di reclutamento fondamentale per i NAR, fornendo militanti pronti al salto verso la lotta armata pura.

Il metodo della strage

Le stragi non erano atti isolati, ma azioni coordinate che prevedevano una precisa sceneggiatura:

L’attentato: Azioni come quella di Piazza Fontana (1969), Piazza della Loggia (1974), il treno Italicus (1974) e infine la Stazione di Bologna (1980), miravano a colpire il cuore civile del Paese.

Il depistaggio: Fondamentale quanto l’esplosione stessa. Attraverso fughe di notizie, false prove e contatti con settori deviati dei Servizi di Sicurezza (SID/SISMI), la responsabilità veniva sistematicamente deviata verso l’estrema sinistra o verso piste internazionali fittizie, paralizzando le indagini per anni.

Il condizionamento politico: Lo scopo finale era agevolare il governo nell’invocare lo stato di emergenza, limitando le libertà costituzionali e favorendo governi “forti” o colpi di Stato militari, i cosiddetti “golpe bianchi” o tentativi come il Golpe Borghese (1970).

Il nesso oscuro

Il rapporto del Colonnello Massimo Giraudo, ora pubblicato da referio, mette a nudo come queste sigle non fossero entità separate, ma parte di un unico organismo in costante mutazione. Giraudo documenta come militanti (come Stefano Delle Chiaie, Paolo Signorelli o gli esponenti di Terza Posizione) viaggiassero tra queste sigle con estrema fluidità, protetti da una rete di complicità che affondava le radici all’interno delle istituzioni stesse. La stagione dello stragismo, dunque, non è stata solo una guerra combattuta nelle strade, ma una guerra silenziosa di occupazione del potere, preparatoria a quel cambio di paradigma che la P2 avrebbe poi sistematizzato.

I NAR e l’eccezione dello “spontaneismo armato”

In questo panorama di sigle strutturate e progetti golpisti, i Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR) rappresentano un’anomalia profonda. Nati nel 1977 attorno a figure come Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, i NAR rigettarono la logica gerarchica delle organizzazioni tradizionali, sposando lo “spontaneismo armato”. La loro non era un’architettura di potere, ma una guerriglia urbana atomizzata: non cercavano proselitismo, ma l’esemplarità del gesto violento e l’autofinanziamento tramite rapine. Questa struttura “aperta” e informale permise l’afflusso di militanti provenienti da altre realtà, come Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini, che portarono in dote al gruppo una capacità operativa ancora più letale. Grazie a figure come loro, i NAR si trasformarono in un contenitore di radicalismo estremo dove la violenza politica si fuse con la microcriminalità comune, rendendoli il gruppo più imprevedibile e, secondo le sentenze definitive che hanno sancito il loro ruolo di esecutori materiali nella strage di Bologna, il più devastante dell’intero arco eversivo.

Il cambio di paradigma: il Piano di rinascita democratica

Il vero punto di svolta risiede nel “Piano di rinascita democratica”, redatto nel 1976 da Licio Gelli, maestro venerabile della Loggia P2. Con questo documento, la logica eversiva cambiò radicalmente: l’obiettivo non era più abbattere lo Stato con la forza, ma occuparlo dall’interno. Il piano prevedeva la creazione di un governo parallelo, massonico e gerarchico, capace di svuotare le istituzioni democratiche. Attraverso l’acquisizione dei media, il controllo dei servizi segreti e l’infiltrazione nei gangli vitali della magistratura e delle forze dell’ordine, Gelli, i suoi burattini e burattinai miravano a gestire l’Italia senza che i cittadini percepissero il mutamento di potere. Vi ricorda qualcosa?

Un’agenda ancora attiva

Purtroppo, la scoperta del piano nel 1982 non ha segnato la fine di questo disegno. Al contrario, la logica di quel “governo ombra” sembra persistere nell’agenda di forze oscure che, ancora oggi, si battono contro la piena realizzazione della democrazia in Italia. I tentativi di condizionare le istituzioni attraverso lobby trasversali, l’uso distorto dell’informazione e la spinta verso una concentrazione del potere che indebolisce i pesi e contrappesi costituzionali, sono echi moderni del progetto gelliano. Il rapporto del Colonnello Giraudo ci ricorda che la minaccia più insidiosa per la nostra libertà non è quella che grida nelle piazze, ma quella che entra in punta di piedi nei palazzi, vestita di formalità, cercando di trasformare il bene comune in un dominio privato.

Luigi Ciavardini
Luigi Ciavardini dei NAR

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