Il 5 maggio 1972 il volo Alitalia 112, partito dall’aeroporto di Roma-Fiumicino e diretto a Palermo-Punta Raisi operato da un DC-8, si schiantò in fase di atterraggio contro la Montagna Longa, tra il territorio di Cinisi e di Carini, in provincia di Palerm. Tutti i presenti a bordo – 108 passeggeri e 7 membri dell’equipaggio – rimasero uccisi. La maggior parte dei passeggeri era di ritorno nel capoluogo siciliano per votare alle elezioni politiche del 1972. La strage di Montagna Longa è stato a lungo il più grave disastro dell’aviazione civile in Italia, fino all’incidente di Linate nel 2001.
Tra i passeggeri del volo vi erano, tra gli altri, il sostituto procuratore generale di Palermo, Ignazio Alcamo (che aveva disposto il soggiorno obbligato per Francesco Vassallo, costruttore legato al Sacco di Palermo, e Antonietta Bagarella, poi moglie di Salvatore Riina); la segretaria di redazione de L’Ora e Paese Sera, Angela Fais; il comandante della Guardia di finanza di Palermo, Antonio Fontanelli; il regista Franco Indovina (che all’epoca raccoglieva elementi per un film su Enrico Mattei, con la stessa Fais tra le fonti); l’ex medico di Salvatore Giuliano, Letterio Maggiore (attore esterno del processo sulla Strage di Portella della Ginestra) e il giornalista e politico del Partito Comunista Italiano, Alberto Scandone.
Le indagini sul disastro furono una farsa e la responsabilità dello schianto fu addebitata all’errore umano, quello del pilota, Roberto Bartoli, che non avrebbe seguito le direttive per l’avvicinamento impartite dalla torre di controllo, che avrebbe avuto problemi di vista, che avrebbe attraversato un momento di depressione… tutte ipotesi poi smentite dalle perizie e dai testimoni. Ma non è tutto: la scatola nera del DC-8 scomparve immediatamente e il tracciato radar fu cancellato – tutti segni inequivocabili di una volontà di inquinare le indagini e di depistare. Ma da parte di chi? Forse di Cosa Nostra, che aveva deciso la costruzione dell’areoporto in quel punto assurdo, sui terreni acquistati per un tozzo di pane da Gaetano Badalamenti, tra la montagna e il mare. Oppure dietro il disastro ci sono trame ancora più oscure?
Il questore di Trapani Giuseppe Peri, nel suo rapporto, ipotizza che l’aereo sia stato abbattuto nell’ambito di un attentato ordito dalla destra eversiva e da Cosa Nostra come parte della strategia della tensione. Questa ipotesi sembra suffragata dalle testimonianze di diversi testimoni oculari che dissero di avere visto l’aereo in fiamme ancora prima dell’impatto con la montagna.
Il 27 giugno del 2023, i familiari della strage di Montagna Longa sono tornati a chiedere la riapertura delle indagini e hanno lanciato un appello al Capo dello Stato. Dice una nota firmata da Ernesto Valvo, presidente dell’Associazione familiari delle vittime di Montagna Longa: “La magistratura ha recentemente respinto la richiesta di riapertura delle indagini da noi presentata, scaturita dalla meticolosa relazione del professor Rosario Marretta, che ipotizza la presenza di esplosivo a bordo del DC 8 schiantatosi misteriosamente il 5 maggio 1972. Senza contare che mai si è fatta luce sul mancato funzionamento della scatola nera e sulla scomparsa del tracciato radar”.

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