Stefano Menicacci, avvocato romano legato all’estrema destra e figura chiave nelle inchieste sulla “pista nera” delle stragi di mafia del 1992, è morto nel 2023, lasciando dietro di sé un intreccio di misteri, silenzi e possibili verità mai chiarite. Menicacci, arrestato pochi mesi prima insieme al suo factotum Domenico Romeo, era accusato di depistaggi riguardanti la presenza in Sicilia di Stefano Delle Chiaie, storico leader del movimento neofascista Avanguardia Nazionale, nel periodo delle stragi di Capaci e via D’Amelio. La sua morte chiude un capitolo della storia giudiziaria italiana, ma lascia aperte le domande su un’oscura trama che intreccia mafia, massoneria deviata, servizi segreti e ambienti dell’eversione nera.
L’ultimo arresto
L’avvocato Stefano Menicacci era stato arrestato nel luglio 2023, ormai 91enne, su ordine della procura di Caltannissetta. Accusato insieme al suo factotum Domenico Romeo di aver orchestrato un depistaggio, Menicacci avrebbe tentato di coprire la presenza di Stefano Delle Chiaie, il controverso fondatore del movimento Avanguardia Nazionale, in Sicilia durante il periodo degli attentati che costarono la vita a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Secondo gli inquirenti, Menicacci avrebbe intimato ai suoi collaboratori, inclusa la moglie di Delle Chiaie, di negare ogni collegamento tra l’estremista nero e le dinamiche siciliane di quei mesi. Una conversazione intercettata con Romeo, in cui Menicacci dava istruzioni esplicite di mantenere il silenzio, è stata determinante nella richiesta degli arresti domiciliari. Questo episodio si inserisce in un quadro più ampio di tentativi di depistaggio e di connessioni oscure tra Cosa Nostra, ambienti eversivi e pezzi deviati dello Stato.
La nota investigativa dimenticata: un’occasione mancata
Al centro delle indagini c’era una nota investigativa, redatta dal capitano dei carabinieri Gianfranco Cavallo il 5 ottobre 1992, pochi mesi dopo gli attentati a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il documento indicava che Delle Chiaie era stato avvistato a Capaci e che intratteneva rapporti con Mariano Tullio Troia, boss del mandamento di San Lorenzo, e con uomini di spicco di Cosa Nostra. Cavallo aveva ottenuto queste informazioni grazie a Maria Romeo, sorella di Domenico Romeo e compagna di Alberto Lo Cicero, collaboratore di giustizia. Tuttavia, la nota, trasmessa alle procure di Palermo e Caltanissetta, era rimasta inspiegabilmente sepolta tra i fascicoli, catalogata come un normale atto amministrativo e mai approfondita.
La vicenda della nota rivela anomalie gravi: il procuratore di Caltanissetta Giovanni Tinebra si autoassegnò il fascicolo, ma non fece nulla nonostante i solleciti rimasti senza risposta da parte del gruppo 1 dei carabinieri di Palermo. La documentazione fu successivamente archiviata tra gli “anonimi” delle indagini sui mandanti esterni alle stragi. Solo nel 2007, grazie all’informatizzazione dei dati e al lavoro del sostituto procuratore Gianfranco Donadio, la nota riemerse, ma le procure competenti non diedero seguito alle segnalazioni.
L’indagine “Sistemi criminali” e gli intrecci tra mafia, servizi segreti e fascismo
Il coinvolgimento di Menicacci nelle indagini sulle stragi non si limita ai suoi legami con Delle Chiaie e con la mafia. Si inserisce infatti in un contesto politico più ampio, che vede il nascere di movimenti separatisti nel Sud Italia negli anni ’90, tra cui Sicilia Libera, fondato da Leoluca Bagarella e Tullio Cannella. Questi movimenti (la maggior parte dei quali furono costituiti proprio nello studio legale romano di Menicacci) pur mascherandosi da antistatalisti e oppositori del potere romano, avevano un obiettivo ben preciso: promuovere la divisione politica dell’Italia tra Nord e Sud, come propugnato dalla Lega Nord di Umberto Bossi, ma con una differente visione geopolitica.
Il progetto separatista, sostenuto anche da Cosa Nostra e dalla ‘ndrangheta calabrese, non era solo un sogno di autonomia regionale, ma un piano di azione che coinvolgeva anche l’estrema destra e la massoneria deviata. Gianfranco Miglio, politologo e ideologo della Lega Nord, si fece promotore di un’idea di federalismo che prevedeva non solo una riforma politica, ma anche una ristrutturazione del potere economico e sociale, favorendo un’alleanza con il mondo del crimine organizzato, in particolare al Sud. Secondo il rapporto del ROS ‘Sistemi Criminali’, archiviato nel 1998, Miglio, che rappresentava una delle voci più influenti della Lega negli anni ’90, riteneva che un’Italia divisa avrebbe rafforzato i poteri autonomisti locali, e per realizzare questa visione si alleò con esponenti del neofascismo e della criminalità mafiosa.
Nel contesto di questo progetto separatista, Sicilia Libera giocava un ruolo strategico. Nacque come movimento politico destinato a rappresentare le istanze della mafia e della massoneria deviata nel Sud, ma anche come strumento di pressione sulle forze politiche nazionali. Cannella e Bagarella, pur continuando a sostenere il progetto separatista, non esitarono a collaborare con Forza Italia, il nuovo partito di Silvio Berlusconi, che, pur sembrando un avversario politico della Lega, condivideva con essa l’obiettivo di una maggiore autonomia delle regioni del Nord. In questo quadro, la Lega del Sud, con le sue ramificazioni locali, non era solo una forza politica regionale, ma diventava una pedina in un disegno politico molto più grande, che includeva il coinvolgimento della mafia e dell’estrema destra.
Un mosaico ancora incompleto
La figura di Stefano Menicacci, il ruolo di Stefano Delle Chiaie e l’oscura gestione della nota Cavallo sono tasselli di un mosaico che mescola interessi politici, criminali e massonici. La morte di Menicacci priva gli inquirenti di una possibile fonte di verità, ma le indagini sulla “pista nera” e sui mandanti esterni delle stragi restano aperte. Dietro queste vicende si profila un progetto destabilizzante che, a distanza di decenni, continua a gettare ombre sulla storia recente del Paese, tanto più che nelle ultime intercettazioni captate dagli inquirenti gli indiziati sostenevano di essere in contatto con la sorella di Giorgia Meloni e, tramite questa, con la presidente del Consiglio dei Ministri.

Vuoi discuterne con altri?
Partecipa alla discussione sul FORUM
Menicacci Sentenza Ricorso Giustini Cassazione 20 12 2023 Rgnr 1422-2022