Salvatore Achille Ettore Lima, detto Salvo (Palermo, 23 gennaio 1928 – Palermo, 12 marzo 1992), è stato un politico italiano, parlamentare siciliano della Democrazia Cristiana.
Nel 1958, venuto a mancare il sindaco di Palermo Luciano Maugeri, Salvo, allora vice sindaco, divenne primo cittadino. Una delle prime cose che fece fu di nominare il consigliere Vito Ciancimino assessore all’urbanistica, dando inizio a quello che verrà ricordato come “il sacco di Palermo”. Lima e Ciancimino modificarono il piano regolatore, poi rilasciarono 4.000 licenze edilizie, 1.600 delle quali intestate a tre prestanome, che nulla avevano a che fare con l’edilizia: Nicolò Di Trapani (pregiudicato per associazione a delinquere), Girolamo Moncada (legato al boss mafioso Michele Cavataio) e Francesco Vassallo (genero di Giuseppe Messina, capomafia della borgata Tommaso Natale).
Nel 1962 Lima venne premiato dal suo partito, la Democrazia Cristiana, per il suo brillante operato e nominato segretario provinciale del partito a Palermo. Nel frattempo però Lima era entrato nel mirino della magistratura e in particolare del magistrato Cesare Terranova, al quale ammise di conoscere il boss Arnaldo La Barbera – un dato che venne anche inserito nella relazione di minoranza redatta da Terranova (all’epoca deputato nel PCI) e da Pio La Torre (entrambi poi assassinati da Cosa Nostra).
Nonostante la puzza di Mafia, Lima divenne nuovamente sindaco, prima di essere eletto alla Camera dei Deputati nella corrente Andreottiana della DC che grazie anche a lui ottenne rilevanza nazionale. Fu tre volte sottosegretario alle Finanze e poi al Bilancio nei governi di Andreotti, Rumor e Moro. Nel 1979 venne persino eletto al parlamento europeo.
Ma la sua ascesa apparentemente inarrestabile subì una brasca frenata il 12 marzo 1992 quando, uscendo in auto con alcuni collaboratori dalla sua villa di Mondello, venne affiancato da una motocicletta dalla quale partirono alcuni colpi di arma da fuoco. L’auto si fermò e Lima ne scese, tentando la fuga, ma venne raggiunto e freddato dai suoi assassini.
La parabola di Salvo Lima finiva così su un marciapiede in una pozza di sangue. Il processo sul suo omicidio ha visto condannati quasi tutti i vertici di Cosa Nostra. Il movente? Forse Lima aveva assicurato a chi di dovere che il maxiprocesso sarebbe finito in una bolla di sapone ma non aveva mantenuto la promessa.

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Salvo Lima Secondo Grado