Salvatore Annacondia (Trani, 31 ottobre 1957) è un ex boss mafioso e collaboratore di giustizia italiano. Tra gli anni ’80 e ’90, Annacondia fu il dominatore incontrastato della malavita del nord barese, con un vasto giro di affari illeciti legati al traffico di droga, alle estorsioni e agli omicidi. Il suo nome divenne sinonimo di violenza e spietatezza, guadagnandosi la fama di criminale feroce e imprevedibile.
Le Origini Criminali
Dopo aver lasciato la scuola in giovane età, Annacondia trovò lavoro come operaio in una marmeria di Trani. Tuttavia, nel 1972, perse una mano a seguito di un incidente durante una battuta di pesca con esplosivi, guadagnandosi il soprannome di “Manomozza”. Questo evento segnò l’inizio del suo percorso criminale: si trasferì a Milano e si unì a una gang specializzata nei furti di merci dai treni. Tornato a Trani, venne arrestato per furto ma, una volta scarcerato, entrò nel mondo degli appalti pubblici attraverso una cooperativa di ex detenuti. Da qui si specializzò nelle estorsioni e nel contrabbando, stringendo rapporti con esponenti di spicco della malavita pugliese e siciliana.
L’Ascesa e l’Affiliazione a Cosa Nostra
Divenuto un punto di riferimento della criminalità organizzata pugliese, Annacondia evitò di affiliarsi alla Sacra Corona Unita e scelse invece di entrare in Cosa Nostra, legandosi al boss siciliano Nitto Santapaola. Creò un ramo mafioso autonomo in Puglia, consolidando il proprio potere grazie al traffico di eroina e cocaina. Era formalmente il proprietario di un ristorante di lusso e di un’azienda di import-export di ceramiche, ma il suo vero impero si basava sulla gestione di racket e traffici illeciti.
Le sue attività si estendevano ben oltre la Puglia: i suoi traffici di droga raggiungevano Milano, Torino e persino l’estero. Aveva stretti legami con la ‘Ndrangheta e con clan camorristici, con i quali gestiva operazioni su larga scala, compresi omicidi su commissione. La sua capacità di manovrare alleanze strategiche e di eliminare spietatamente i rivali lo resero uno dei boss più temuti del periodo.
Arresto e Collaborazione con la Giustizia
Arrestato più volte tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, Annacondia venne condannato a 30 anni di carcere per traffico di droga, estorsioni e omicidi. Fu coinvolto in processi per almeno 70 omicidi, spesso eseguiti con incredibile freddezza e spietatezza. Nel 1992, decise di collaborare con la giustizia, profondamente scosso dal deterioramento della salute del figlio. La sua scelta di pentirsi causò il crollo di numerosi clan pugliesi e siciliani.
Le Rivelazioni e le Accuse ai Magistrati
Annacondia divenne uno dei primi collaboratori di giustizia della mafia pugliese, fornendo informazioni cruciali sugli attentati di Roma, Firenze e Milano del 1993, sugli intrecci tra ‘Ndrangheta e criminalità organizzata lombarda e sull’incendio del Teatro Petruzzelli di Bari. Le sue dichiarazioni portarono a numerosi arresti, inclusi quelli dell’operazione “Wall Street” nel 1993.
Tra le accuse più gravi lanciate da Annacondia, vi fu quella di aver pagato 800 milioni di lire al giudice Corrado Carnevale per ottenere la revoca di un provvedimento restrittivo. Il magistrato fu definitivamente prosciolto nel 1997. Accusò anche il presidente della Corte d’Appello di Bari, Elio Simonetti, di aver intascato tangenti per alterare processi, tra cui quello relativo alla strage del Bacardi del 1986. Tuttavia, anche in questo caso, non ci furono riscontri e il procedimento venne archiviato.
Oltre alle rivelazioni su magistrati e politici, Annacondia fornì dettagli sulla gestione dei traffici illeciti, sulle dinamiche interne delle organizzazioni mafiose e sulle connivenze tra mafia e istituzioni. Il suo ruolo di collaboratore di giustizia si rivelò fondamentale per la decodifica del sistema criminale pugliese e per l’arresto di numerosi boss.
Il Processo Dolmen e la Fine dell’Era Annacondia
Le dichiarazioni di Annacondia furono centrali nel maxi-processo “Dolmen”, che portò a 31 ergastoli e oltre 1000 anni di reclusione per numerosi affiliati alla criminalità pugliese. Annacondia fu condannato a 219 anni di carcere, ridotti a 30 grazie alla sua collaborazione.
Nel 2018, testimoniando nel processo sulla ‘Ndrangheta stragista, dichiarò: “La ‘Ndrangheta abbracciava tutti i gruppi in Italia: Camorra, Cosa Nostra e pugliesi. A Milano nessuno si muoveva senza il consenso della famiglia De Stefano”. Ribadì il ruolo centrale della ‘Ndrangheta nelle strategie mafiose nazionali e internazionali, evidenziando come fosse il vero motore delle grandi operazioni criminali nel Nord Italia.
Oggi, il suo nome resta uno dei più emblematici nella storia della mafia pugliese, un criminale spietato che scelse di pentirsi quando vide la sua famiglia pagare il prezzo delle sue azioni. Il suo percorso, da feroce killer a collaboratore di giustizia, rappresenta una delle vicende più complesse e controverse della storia della criminalità organizzata italiana.

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Dolmen Sentenza Assise Trani 20 07 2006 Rgca 3-1998
Buongiorno. Vorrei innanzitutto ringraziarvi per il lavoro che fate, siete tra i pochi che pubblicano documenti processuali, con riferimento anche alla criminalità organizzata pugliese. Nella speranza di non sembrare inopportuno, vi suggerirei, sempre nei limiti delle vostre possibilità, di caricare anche atti inerenti la criminalità tarantina, in particolare il processo Ellesponto. Mi sarebbe molto utile per motivi di studio.
Grazie ancora
Cordiali saluti
Buonasera. Grazie mille per la considerazione, che per noi é anche un incoraggiamento. Purtroppo siamo un poco carenti sulle varie realtá della Puglia. Tenteremo di rimediare, purtroppo non abbiamo al momento il procedimento che cerca ma chiederemo in giro. Saluti. Team referio.