referio Eversione,Paolo Bellini Strage di Bologna: i NAR erano il braccio armato della P2. Le motivazioni della Cassazione

Strage Di Bologna: I NAR Erano Il Braccio Armato Della P2. Le Motivazioni Della Cassazione

(I PDF degli atti processuali collegati si trovano alla fine dell'articolo)

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Il 2 agosto 1980, alle ore 10:25, un ordigno esplosivo devastava la sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna, causando 85 morti e oltre 200 feriti. Questo atto terroristico è rimasto uno dei più gravi della storia italiana, un momento cruciale del cosiddetto “terrorismo nero” legato all’estrema destra. A distanza di decenni, nuovi dettagli erano stati cristallizzati dalla sentenza di appello dell’8 luglio 2024, che aveva confermato la condanna all’ergastolo di Paolo Bellini, un personaggio chiave nel quadro di responsabilità della strage. A luglio 2025 la Cassazione aveva confermato la condanna in appello, rendendo il verdetto definitivo. Ora si conoscono anche le motivazioni.

L’identificazione di Paolo Bellini

Un elemento cruciale che ha permesso l’identificazione di Paolo Bellini è stato un video amatoriale girato da un turista tedesco, Harald Polzer, che mostrava la stazione di Bologna poco prima e poco dopo l’esplosione. Nelle immagini, Bellini è stato riconosciuto mentre si trovava sul primo binario, un dato che ha confutato il suo alibi. Bellini sosteneva infatti di trovarsi al Passo del Tonale con la famiglia al momento della strage.

L’alibi, descritto dalla Corte come “raffinatissimo”, prevedeva il coinvolgimento della nipote e altre persone che avrebbero fornito testimonianze a suo favore. Tuttavia, l’analisi del video, supportata dalla testimonianza della sua ex moglie e da altri riscontri investigativi, ha dimostrato la falsità di queste dichiarazioni.

Le immagini, acquisite e analizzate attraverso tecnologie avanzate, hanno permesso agli inquirenti di collocare Bellini sulla scena del crimine, abbattendo una delle principali difese dell’accusato. Questa prova visiva è stata determinante per collegarlo all’attentato.

Il profilo di Bellini e le sue motivazioni

Paolo Bellini, già noto come un killer a pagamento e militante di estrema destra, ha avuto una lunga carriera criminale prima e dopo la strage di Bologna. La sua partecipazione all’attentato sembra essere stata motivata da interessi personali e ideologici. Bellini avrebbe agito sotto l’influenza di gruppi eversivi dell’estrema destra, tra cui i Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR), con l’obiettivo di destabilizzare lo Stato democratico e instaurare un regime autoritario.

In cambio della sua partecipazione, Bellini avrebbe ricevuto compensi economici e promesse di protezione da parte di apparati deviati dello Stato. Questa rete di protezioni è stata fondamentale per garantire la sua impunità per anni. La Corte ha sottolineato come Bellini fosse pienamente consapevole delle implicazioni della sua partecipazione e della gravità dell’azione. Non si trattava di un ruolo marginale, ma di un contributo attivo alla pianificazione e realizzazione dell’attentato.

Le connessioni con la loggia P2 e altri mandanti

Uno degli aspetti più inquietanti emersi durante il processo è il legame tra Paolo Bellini e la loggia massonica P2, allora guidata da Licio Gelli. La sentenza ha evidenziato come Gelli, considerato uno dei principali mandanti, abbia anche fornito supporto finanziario e logistico agli esecutori materiali della strage. La loggia P2 aveva interesse a destabilizzare il Paese, creando un clima di paura e sfiducia nelle istituzioni democratiche.

Gelli non solo avrebbe finanziato l’attentato, ma anche orchestrato una serie di depistaggi per sviare le indagini e proteggere se stesso e altri alti funzionari dello Stato coinvolti nella trama. Questi depistaggi hanno rallentato significativamente il corso della giustizia, alimentando il clima di impunità che ha caratterizzato i decenni successivi alla strage.

La connessione tra Bellini e Gelli è stata dimostrata attraverso intercettazioni, testimonianze e documenti acquisiti durante le indagini. Questo legame inserisce la strage di Bologna in un contesto più ampio di strategia della tensione, in cui terrorismo, mafia e apparati deviati dello Stato collaboravano per raggiungere obiettivi comuni.

Il ruolo dei NAR e di altri esecutori materiali

Oltre a Bellini, altri membri dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR), di Avanguardia Nazionale e di Terza Posizione hanno giocato un ruolo chiave nella strage. La sentenza di appello confermava la responsabilità di Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e altri esponenti del gruppo, già condannati in via definitiva. Bellini si inserisce in questa rete come un collaboratore esterno, ma non per questo meno importante.

Le indagini hanno rivelato che l’attentato fu il risultato di una pianificazione meticolosa, che coinvolse numerosi attori con ruoli ben definiti. I NAR fornirono supporto operativo e logistico, mentre figure come Gelli si occuparono di garantire i finanziamenti e le coperture politiche. Questo schema dimostra l’esistenza di una struttura complessa e ben organizzata, in cui ciascun partecipante agiva in sinergia con gli altri per raggiungere l’obiettivo comune.

Le strategie di depistaggio

Un elemento ricorrente nelle indagini sulla strage di Bologna è stato il ruolo dei depistaggi, che hanno complicato il lavoro degli inquirenti e ritardato l’accertamento della verità. Subito dopo l’attentato, vennero diffusi rapporti falsi e create piste investigative alternative per sviare l’attenzione dalle responsabilità reali.

La sentenza di appello, ora confermata dalla Cassazione, sottolinea come Bellini e altri imputati abbiano beneficiato di queste coperture. In particolare, i depistaggi orchestrati da esponenti dei servizi segreti deviati e da membri della P2 hanno contribuito a creare un clima di confusione e di incertezza. Documenti falsi, testimonianze costruite ad arte e altre azioni mirate hanno permesso ai responsabili di sfuggire alla giustizia per decenni.

Le testimonianze e il ruolo della ex moglie

Un altro elemento chiave nel processo è stato il contributo della ex moglie di Paolo Bellini, che ha fornito informazioni decisive per smantellare il suo alibi. La donna ha testimoniato sulle attività di Bellini nei giorni precedenti e successivi alla strage, contraddicendo le dichiarazioni dell’imputato e fornendo ulteriori elementi per collegarlo all’attentato.

La sua testimonianza, combinata con le prove visive e documentali, ha contribuito a delineare un quadro chiaro delle responsabilità di Bellini. Questo dimostra l’importanza delle testimonianze personali nel ricostruire eventi complessi e spesso oscurati da anni di depistaggi.

Il significato della sentenza

La Corte di appello aveva già sottolineato che la strage di Bologna non fosse stata un atto isolato, ma solo una parte di una strategia più ampia volta a destabilizzare lo Stato italiano. La collaborazione tra terrorismo nero, mafia e apparati deviati dello Stato dimostra la complessità del contesto in cui si è verificato l’attentato.

Il percorso verso la verità ha ora fatto un ulteriore passo avanti con la decisione della Corte di Cassazione di rigettare i ricorsi della difesa, rendendo definitiva la condanna all’ergastolo per Paolo Bellini. Insieme a lui, sono state confermate le condanne per l’ex capitano dei carabinieri Piergiorgio Segatel (sei anni per depistaggio) e per Domenico Catracchia (quattro anni per false informazioni).

Nelle motivazioni della sentenza, depositate nel gennaio 2026, gli “Ermellini” hanno cristallizzato i seguenti punti:

Contributo Volontario: È stata raggiunta la prova che Bellini non era solo presente sul binario, ma ha fornito un contributo attivo nella “fase centrale del trasporto, consegna e collocazione di almeno una parte dell’esplosivo”.

Regia Occulta: La strage è stata eseguita da un commando di più cellule neofasciste (NAR, Avanguardia Nazionale, Terza Posizione) coordinate da funzionari dei servizi segreti e da esponenti dello Stato che rispondevano alle direttive di Licio Gelli e della loggia P2.

Alibi Organizzato: La Cassazione ha ribadito che l’alibi di Bellini è stato “organizzato previamente in modo raffinato”, confermando la piena consapevolezza criminale dell’imputato.

Con il deposito delle motivazioni finali, si chiude un capitolo giudiziario durato oltre quarant’anni, restituendo una verità completa alle vittime e all’intero Paese. Il prossimo passo sarà quello di mettere in relazione la Strage di Bologna con le altre stragi degli anni precedenti: un filo nero che ancora fa paura a chi da quelle stragi ha lucrato, economicamente e politicamente.

(Le motivazioni della sentenza della Cassazione, depositate nel gennaio 2026, possono essere lette su questo sito – link tra i ‘documenti collegati’ in calce al presente articolo)

Paolo Bellini
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