L’Operazione Tuareg, condotta tra il 1997 e il 1998, ha gettato luce su una delle faide più sanguinose e meno conosciute della storia della ‘ndrangheta calabrese: la faida di Motticella, un conflitto interno alle cosche dell’Aspromonte orientale, che tra il 1985 e il 1990 ha provocato oltre 50 morti, sconvolgendo i territori di Motticella, frazione di Bruzzano Zeffirio, e Africo.
Le motivazioni scatenanti della faida furono riconducibili alla gestione dei proventi del sequestro della farmacista Concettina Infantino, avvenuto nel 1985. Un clan avrebbe incassato parte del riscatto senza spartirlo con l’altro, in violazione del “codice” mafioso. A questo si aggiunse un’altra frizione: il mancato pagamento per l’uso di un terreno offerto come rifugio per l’ostaggio.
Le fazioni in lotta
La faida vide contrapposti gli Speranza di Motticella, i Morabito – detti “i ramati” – di Africo, i Palamara – anch’essi detti “i ramati” – di Africo, i Rodà di Bruzzano Zeffirio e gli Scriva di Rosarno contro i Mollica di Motticella, i Morabito – detti “larè” – di Africo e i Palamara detti “i bruciati” – sempre di Africo.
Il conflitto raggiunse una violenza inaudita. Per la prima volta nell’area di Africo, fu assassinata una donna, Fortunata Pezzimenti, nel 1986, simbolo del superamento di ogni residuo codice “d’onore”. Gli omicidi si susseguirono senza tregua, fino a coinvolgere anche figure di rilievo come il capobastone Antonio Mollica e persino un ex sindaco.
L’intervento dei boss storici
Nel 1990, per evitare il totale collasso del controllo mafioso nella zona, intervennero due figure storiche della ‘ndrangheta reggina: Giuseppe Morabito, detto ‘u Tiradrittu, e Antonio Pelle, detto Gambazza. La loro mediazione servì a stabilire una fragile tregua.
La ripresa della faida e le indagini
La tregua durò fino al 2005, quando la faida riesplose con nuovi omicidi. Solo grazie alle Operazioni Tuareg e Tuareg 2, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, si riuscì a fare luce sulle dinamiche criminali dell’intero conflitto. Fu decisivo il contributo di collaboratori di giustizia, che svelarono le alleanze, le strategie e le responsabilità dirette nei delitti.
Le operazioni portarono all’arresto di decine di affiliati e all’individuazione delle strutture gerarchiche interne alle ‘ndrine coinvolte. Si accertò che il controllo del territorio passava attraverso un uso sistematico della violenza e una gestione comunitaria dei sequestri, dei proventi e dei rifugi.

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Op Tuareg Sentenza Locri 25 11 1998 Rgnr 2-1994