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Operazione Reale: Storia Di Una Saga Giudiziaria Contro La ‘Ndrangheta

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Le diverse fasi dell’operazione “Reale” rappresentano una delle inchieste più significative degli ultimi anni in Italia, svelando in modo dettagliato il complesso intreccio tra la ‘Ndrangheta e il potere politico ed economico. Avviata nel 2007 per catturare il latitante Antonio Pelle, detto ‘Ntoni Gambazza, l’indagine ha rapidamente rivelato una rete di connivenze che si estendeva dalla politica locale fino al mondo della sanità e dell’imprenditoria.

“Reale 1”, “2” e “3”: il cuore dell’inchiesta

L’operazione è iniziata con l’installazione di microspie nell’abitazione di Giuseppe Pelle, figlio di ‘Ntoni Gambazza, a Bovalino. Le intercettazioni non solo hanno portato all’arresto del latitante nel 2009, ma hanno anche svelato il funzionamento interno della ‘Ndrangheta, inclusa l’esistenza di un organo di vertice chiamato “Provincia”.

Le operazioni “Reale 2” e “Reale 3” hanno messo in luce i legami tra le cosche e i colletti bianchi. L’inchiesta ha documentato come la casa di Giuseppe Pelle fosse diventata un punto di riferimento per politici, imprenditori e mafiosi. È emerso un patto di voto di scambio tra il politico del Pdl Santi Zappalà e le cosche Pelle di San Luca e Commisso di Siderno. Per garantirsi oltre 11.000 preferenze alle elezioni regionali del 2010, Zappalà avrebbe promesso appalti e altri favori, oltre ad aver consegnato 400.000 euro ai clan. L’operazione ha coinvolto anche altri politici come Francesco Iaria e Pietro Nucera.

“Reale 4 – Ippocrate” e “Reale 5”: la rete di fiancheggiatori

L’inchiesta ha rivelato che la ‘Ndrangheta si avvaleva di una rete di professionisti corrotti per i propri fini. L’operazione “Reale 4 – Ippocrate” ha mostrato come medici e avvocati aiutassero i boss a evadere il carcere. La moglie di Giuseppe Pelle, Marianna Barbaro, e due medici, Francesco Moro e Guglielmo Quartucci, sono stati arrestati per aver falsificato certificati che attestavano una falsa “depressione maggiore” del boss per evitargli la detenzione. Il dottor Quartucci, in particolare, ha ammesso di aver agito per paura della potente famiglia mafiosa.

L’operazione “Reale 5” ha invece smantellato la rete di fiancheggiatori del boss ‘Ntoni Gambazza. Si è scoperto che durante la sua latitanza, Pelle si era nascosto per un periodo in Piemonte, a Bagnolo, ospitato da una famiglia legata alla ‘Ndrangheta. Questa fase ha dimostrato come le cosche avessero basi operative anche nel nord Italia, rendendo ancora più evidente la loro capillare espansione.

Gli sviluppi giudiziari e le condanne

Le diverse indagini hanno portato a condanne significative che hanno confermato l’impianto accusatorio. Santi Zappalà è stato condannato a 2 anni e 8 mesi per corruzione elettorale aggravata, mentre Giuseppe Pelle ha ricevuto una condanna a 11 anni e 9 mesi per associazione mafiosa e corruzione. L’arresto di Giuseppe Pelle nel 2018, dopo due anni di latitanza, ha chiuso un capitolo importante dell’inchiesta, confermando il suo ruolo di “capo” all’interno dell’organizzazione.

L’operazione “Reale” non solo ha inferto un duro colpo ai clan Pelle e ad altre cosche alleate, ma ha anche offerto uno spaccato unico sul funzionamento interno della ‘Ndrangheta, svelando come questa moderna criminalità organizzata sia molto di più di un fenomeno locale, estendendo il suo potere e i suoi affari dalla Calabria al resto d’Italia.

Giuseppe Pelle e Giovanni Ficara

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