Operazione Pionica

(I PDF degli atti processuali collegati si trovano alla fine dell'articolo)

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L’operazione della DIA chiamata “Pionica”, del marzo 2018, prende il nome da una contrada di Santa Ninfa dove c’è un’azienda di 60 ettari appartenuta a Giuseppa Salvo, nipote degli esattori mafiosi di Salemi, Nino e Ignazio.

Secondo gli investigatori, Michele Gucciardi e Melchiorre Leone, agronomo di Vita, prima condannati in abbreviato, poi assolti, avrebbero fatto pressioni sui possibili acquirenti dell’azienda per scoraggiarli e per favorire il suo acquisto da parte dell’alcamese Roberto Nicastri, fratello del “re dell’eolico”, Vito.

Nicastri ha acquistato l’azienda all’asta per 130 mila euro per poi rivenderla a 530 mila euro alla “Vieffe”, azienda con sede a San Giuseppe Jato e di proprietà dei palermitani Ciro Gino Ficarotta, suo fratello Leonardo e Paolo Vivirito. Secondo l’accusa, l’azienda sarebbe stata ceduta ad un prezzo superiore e la parte non dichiarata sarebbe servita a finanziare la latitanza di Matteo Messina Denaro, morto il 25 settembre 2023.

Dopo avere venduto l’azienda, Nicastri ha poi preteso per Ficarotta e Vivirito il reimpianto dei vigneti, anche chiamati “catastini”. Giuseppa Salvo, parte civile nel processo, sostiene che se gli acquirenti non fossero stati spaventati dagli imputati, avrebbe potuto vendere i catastini e con il ricavato saldare i debiti dell’azienda, mantenendo così la proprietà dei terreni.

Proprio grazie ai catastini, la “Vieffe” è riuscita ad ottenere due finanziamenti comunitari: uno di 420 mila euro e l’altro di 120 mila.

Matteo Messina Denaro
Matteo Messina Denaro

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