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Operazione “Oversize”: La ‘Ndrangheta A Lecco

(I PDF degli atti processuali collegati si trovano alla fine dell'articolo)

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L’operazione Oversize del 2006 ha segnato un momento cruciale nella lotta contro l’infiltrazione della ’Ndrangheta nel Nord Italia, in particolare nella provincia di Lecco.
L’inchiesta, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano con il fondamentale supporto della Polizia di Stato e del GICO della Guardia di Finanza, rivelò l’esistenza di un sistema criminale profondo e pervasivo, capace di esercitare una forte pressione sul tessuto economico e sociale del territorio.
Le indagini, che affondavano le radici in anni precedenti, culminarono nel blitz della notte tra l’11 e il 12 dicembre 2006, portando all’arresto di circa quaranta persone e a oltre duecento capi d’accusa.

Il Clan Coco Trovato

Al centro dell’operazione vi era il potente clan Coco Trovato, un’articolazione della ’Ndrangheta storicamente radicata nel Lecchese.

Il clan ha origine a Marcedusa, in provincia di Catanzaro, ma ha sviluppato le proprie attività principalmente in Lombardia, soprattutto nelle province di Lecco, Como, Milano e Varese.
Il suo leader più noto, Franco Coco Trovato, trasferitosi al Nord nel 1967, scalò rapidamente i ranghi dell’organizzazione fino a divenire santista e capo della locale di Lecco.
Tra le alleanze più rilevanti figura quella con la potente famiglia De Stefano di Reggio Calabria: un legame suggellato dal matrimonio tra la figlia di Coco Trovato e il primogenito dei De Stefano.

Un momento chiave nella storia della cosca fu l’operazione Wall Street del 31 agosto 1992, quando Franco Coco Trovato fu arrestato nella pizzeria “Wall Street” di Lecco. L’operazione portò a centinaia di arresti e rappresentò la prima volta in cui venne riconosciuta in modo formale la presenza della ’Ndrangheta in Lombardia.

Nonostante gli arresti e le pesanti condanne seguite a Wall Street, Oversize dimostrò come il clan avesse mantenuto una nuova reggenza e una piena capacità operativa.

I protagonisti e le accuse

Tra i principali indagati e successivamente condannati nell’operazione Oversize spiccavano i nomi dei consanguinei Emiliano Trovato, figlio di Franco, e Giacomo Trovato, nipote di Franco e figlio di Mario Trovato (a sua volta condannato in Wall Street). Entrambi furono ritenuti figure di vertice del sodalizio.

Accanto a loro, l’inchiesta coinvolse numerosi esponenti e figure di supporto, tra cui Vincenzo Falzetta, detto “Banana”, considerato prestanome e riciclatore, attivo nella gestione di noti locali notturni della movida milanese (come Alcatraz, Bio Solaire e Madison), e l’imprenditore Federico Pettinato, accusato di aver reinvestito ingenti somme di denaro di provenienza illecita in attività economiche legali.

Tra gli esponenti operativi figuravano anche Giuseppe Elia e Rodolfo Bubba, detto “’o Vangelo” o “’o Arsenale”, quest’ultimo considerato una figura di riferimento per la sua esperienza e per il ruolo di garante degli equilibri interni.

Le accuse principali riguardavano associazione a delinquere di stampo mafioso, finalizzata al traffico internazionale di droga (in particolare cocaina proveniente dal Sud America e dalla Spagna), traffico d’armi, usura, estorsioni e riciclaggio.

Connessioni e alleanze

L’operazione Oversize non si concentrò soltanto sulla ’ndrina lecchese, ma mise in luce le sue proiezioni esterne e alleanze strategiche con altre potenti cosche calabresi.
Le successive indagini, che portarono anche all’arresto di Falzetta ed Elia nel giugno 2009, rivelarono che i luogotenenti del clan stavano ridefinendo nuove strategie d’affari e rafforzando i legami con le storiche famiglie alleate della Calabria.
In particolare emersero contatti diretti con i De Stefano e i Tegano di Reggio Calabria, e con gli Arena di Isola Capo Rizzuto, confermando che la cellula lecchese agiva come un vero avamposto settentrionale di una rete criminale estesa e coordinata.

Oltre il narcotraffico: l’assedio all’economia legale

Uno degli aspetti più inquietanti emersi dall’inchiesta fu l’ampiezza dell’infiltrazione mafiosa nei settori chiave dell’economia legale, smentendo la convinzione che il tessuto produttivo lecchese fosse ormai immune al fenomeno mafioso.
La ’Ndrangheta dimostrò di saper usare l’economia ufficiale come strumento di riciclaggio e consolidamento del potere.

L’edilizia era il settore privilegiato per il riciclaggio. Imprenditori come Federico Pettinato, Salvatore Caligiuri, Angelo Sirianni e Giuseppe Gigliotti risultarono coinvolti nella gestione di società edili, spesso soggette a rapide chiusure e riaperture, tipiche delle operazioni di riciclaggio.

Ma il clan non disdegnava nemmeno il settore della ristorazione e dell’intrattenimento, gestendo bar, ristoranti e locali notturni, nel Lecchese e nel Milanese, che servivano come canali di reinvestimento dei profitti. Tra i principali gestori figuravano Giacomo Trovato, Vito Moro e Vincenzo Falzetta.

Infine, gli indagati si erano cimentati anche nel commercio al dettaglio e nel settore della logistica. Esemplare il caso di Antonio Bubbo, attivo nell’abbigliamento, e della M.T. Trans di Giuseppe Mazzei, operante nel trasporto merci.

La storia giudiziaria

L’iter processuale di Oversize fu lungo e complesso.
Il processo ordinario, trasferito per motivi di sicurezza a Milano, si concluse in primo grado il 19 marzo 2009, con condanne per un totale di oltre 370 anni di carcere. Le pene più severe furono inflitte a Emiliano Trovato (22 anni e 6 mesi) e Giacomo Trovato (18 anni e 3 mesi).

La Corte d’Appello, nel luglio 2010, pur confermando l’impianto accusatorio, ridusse parzialmente le condanne (18 anni per Emiliano, 15 anni e 3 mesi per Giacomo), mentre inasprì le pene per altri imputati, tra cui Vincenzo Falzetta (10 anni e 6 mesi).

La sentenza definitiva della Corte di Cassazione, pronunciata tra il settembre e l’ottobre 2014, confermò pienamente il quadro accusatorio per i reati di mafia e traffico di droga: Emiliano Trovato fu condannato a 16 anni e 8 mesi, mentre Giacomo Trovato a 14 anni.

L’operazione Oversize, pur non riuscendo a estirpare del tutto la presenza mafiosa al Nord, lasciò un segno indelebile, mostrando come la ’Ndrangheta fosse ormai una realtà strutturata, silenziosa e pervasiva, capace di assumere una dimensione “sproporzionata”—appunto oversize—rispetto al territorio in cui agiva.

Emiliano Trovato e Giacomo Trovato
Emiliano e Giacomo Trovato

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