Operazione Ombra

(I PDF degli atti processuali collegati si trovano alla fine dell'articolo)

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Il 24 luglio 2024, la squadra mobile di Catania e lo SCO, nell’ambito dell’operazione “Ombra”, hanno smantellato il nuovo assetto del clan Santapaola-Ercolano, arrestando Francesco Russo, designato come guida di Cosa Nostra dopo l’arresto di Francesco “Ciccio” Napoli nel settembre 2022. Russo, imprenditore con precedenti di tipo mafioso, era considerato l’espressione diretta del nucleo familiare di Nitto Santapaola e non era solo un criminale, ma anche un imprenditore attivo nel settore edile. Russo gestiva le sue attività economiche e cercava nuovi canali di investimento sia in Italia che all’estero. Il suo ruolo centrale era però mantenuto segreto, da cui il nome dell’operazione “Ombra”, poiché nessuno doveva pronunciare il suo nome, nemmeno tra gli associati.

La regia di Mario Ercolano, nonostante fosse detenuto, era ancora decisiva grazie a una rete di relazioni costruite in carcere e l’uso illecito di micro-cellulari. Mario Ercolano aveva un peso decisionale primario nella nomina di Carmelo Daniele Strano come successore di Benito Privitera nel ruolo di responsabile del gruppo della Stazione e di Carmelo Fazio come referente del gruppo di Cibali. L’indagine ha rivelato anche il ruolo di Salvatore Ercolano, fratello minore di Mario, che impartiva direttive e risolveva controversie interne ed esterne alla famiglia.

Il potere di Mario Ercolano si estendeva alle decisioni e alle persone che dovevano rivestire ruoli apicali nell’organizzazione, unificando le frange storiche della famiglia mafiosa sotto un unico “tetto criminale”. Francesco Russo, nonostante il suo ruolo di reggente, agiva nell’ombra per mantenere la discrezione e la segretezza. Russo non era affiliato ufficialmente a Cosa Nostra, ma la sua vicinanza alla famiglia Santapaola, tramite amicizie fraterne con i figli di Nitto Santapaola, gli ha permesso di essere nominato reggente.

Indagini economiche hanno documentato reati come usura, estorsioni, traffico e spaccio di stupefacenti, con una propensione all’uso della violenza e delle armi per riaffermare il potere mafioso. Tra le armi sequestrate ci sono pistole, un fucile a pompa e un fucile a canne mozzate. Questa violenza ha portato a tensioni con il clan rivale Cappello-Bonaccorsi, culminate nella sparatoria del 21 ottobre 2023 a San Cristoforo. Il gruppo della Stazione aveva pianificato l’omicidio di Salvatore Pietro Gagliano nonostante i tentativi di riconciliazione tra i vertici delle due organizzazioni mafiose. In questa fase critica è emerso il legame tra Christian Paternò e Salvatore Assinnata, che avrebbe assunto il comando dell’omonimo clan mafioso di Paternò una volta scarcerato.

Un altro episodio di violenza è avvenuto due mesi prima durante una serata presso uno stabilimento balneare di Acicastello, dove i membri del gruppo della Stazione, guidati da Carmelo Daniele Strano, hanno aggredito con violenza alcuni clienti del locale, colpendoli con il calcio della pistola e minacciandoli con l’arma puntata al volto.

Francesco Russo, già coinvolto nel 2016 nell’operazione Bulldog con accuse di concorso esterno alla mafia e furto, era considerato un elemento di cerniera per svolgere mansioni delicate per il clan. La sua storica amicizia con Vincenzo Santapaola, figlio di Nitto, e il suo ruolo di portavoce e mediatore in affari delicati gli hanno permesso di ascendere al vertice dell’organizzazione. Russo agiva con una discrezione maniacale, vietando a chiunque di nominarlo, e si affidava a collaboratori fidati come Christian Paternò, che fungeva da “parafulmine” per allontanare le indagini da Russo, e Salvatore Mirabella, l’unico interlocutore diretto di Russo.

L’indagine ha messo in luce una propensione alla violenza e all’uso delle armi per riaffermare l’autorità criminale, un dettaglio cruciale in un periodo in cui si tende a concentrare l’attenzione sulla mafia degli affari e sulla zona grigia tra politica e imprenditoria. La capacità di Cosa Nostra di reperire, gestire e progettare l’uso di arsenali è stata documentata, con episodi di violenza monitorati dagli investigatori, come la rissa a colpi di pistola in un lido di Aci Castello e l’aggressione a Salvatore Gabriele Santapaola. Francesco Russo, in un’occasione, ha superato la sua nota cautela per gambizzare un uomo che gli aveva mancato di rispetto al lavoro, dimostrando l’uso della violenza come metodo classico ma discusso con mezzi moderni, come una video-chiamata su Instagram.

L’operazione “Ombra” ha portato all’arresto di 25 persone, 18 delle quali condotte in carcere, 5 agli arresti domiciliari e 2 sottoposte all’obbligo di dimora, smantellando così il nuovo corso del clan Santapaola-Ercolano.

Francesco Russo
Francesco Russo

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Calogero ManninoCalogero Mannino

Calogero Antonio Mannino, detto Lillo (Asmara, 20 agosto 1939), è un politico italiano di lungo corso. Nato ad Asmara nel 1939, avvocato penalista, si laurea in Giurisprudenza e Scienze Politiche