Operazione Matrix: I De Stefano, I Mancuso E I Servizi Deviati

Gaetano Chirico
(I LINK AI DOCUMENTI ALLEGATI SI TROVANO IN FONDO ALL'ARTICOLO)

Un quadro inquietante di potere, influenze occulte e una pervasiva capacità di muoversi tra i mondi della criminalità organizzata, delle istituzioni e della presunta massoneria. È quanto emerge dall’operazione “Matrix”, scattata lo scorso 14 luglio sotto il coordinamento della Dda di Reggio Calabria, che ha smantellato un’articolata rete di potere facente capo a figure di primo piano della ‘ndrangheta reggina.

Al centro dell’inchiesta, condotta dalla Procura antimafia guidata dal procuratore aggiunto Walter Ignazitto, spicca la figura di Gaetano Chirico, 52 anni, nipote del defunto boss Paolo De Stefano.

Gaetano Chirico: l’emissario dei “bassi” e degli “alti” livelli

Chirico, pluripregiudicato, viene descritto dagli inquirenti non come un semplice gregario, ma come un “promotore, dirigente ed organizzatore” dell’articolazione della cosca De Stefano di Archi. Il suo profilo emerge come quello di un professionista del crimine: laureatosi durante la detenzione e divenuto commercialista, ha saputo coniugare il carisma derivante dal blasonato “pedigree” mafioso con una sofisticata capacità di interloquire con mondi apparentemente distanti.

Le indagini, contenute in un’ordinanza di oltre mille pagine firmata dal GIP Claudia Colli, evidenziano come Chirico potesse vantare rapporti di strettissima affinità con i clan più potenti della Calabria: dai Libri agli Alvaro, fino ai Mancuso di Limbadi e Nicotera.

L’asse con i clan vibonesi: dai favori ai Mancuso alle mire su Briatico

L’inchiesta ricostruisce minuziosamente l’intervento di Chirico per tutelare gli interessi di un sodale, Giuseppe Saraceno, vittima di una truffa su un ponteggio da 40.000 euro. Per risolvere la questione, Chirico avrebbe mobilitato i suoi contatti con i fratelli Diego e Pantaleone (Luni) Mancuso.

Dalle intercettazioni emergono dettagli di una storica familiarità: Diego Mancuso avrebbe messo a disposizione di Chirico una casa a Tropea e gli avrebbe regalato un camper da 60mila euro. L’obiettivo di Chirico era arrivare a Antonino Accorinti, boss di Briatico, ritenuto vicino al truffatore. Per farlo, Chirico avrebbe sfruttato l’intermediazione di esponenti del clan Bellocco di Rosarno.

Il ruolo dell’architetto Fortunato Marino

Tra gli arrestati figura anche l’architetto Fortunato Marino (63 anni), indicato come “capo locale” dell’area di Aretina e Arghillà. Marino, attivo nel settore delle costruzioni, è stato al centro di tensioni con il geometra Salvatore Prostamo (di Briatico, condannato nell’operazione “Costa Pulita”), relative alla spartizione di compensi per pratiche edilizie legate ai bonus casa. Marino, forte della sua autorità, avrebbe chiarito al suo interlocutore la sua egemonia criminale, ammonendo Prostamo con frasi emblematiche: “Qua siamo a Reggio e comandiamo noi”.

L’ombra dei “servizi deviati” e la massoneria

Uno degli aspetti più allarmanti dell’inchiesta riguarda le conversazioni in cui Chirico discute apertamente del ruolo dei servizi segreti e di una presunta infiltrazione massonica. Secondo l’indagato, gli apparati dello Stato avrebbero gestito il traffico di droga internazionale, imponendo una “tangente” di mille euro al chilo per alimentare fondi neri.

Chirico, definito dal pentito Maurizio Cortese come un soggetto “segnato nella loggia”, avrebbe vantato anche contatti con figure che definisce ex agenti dei servizi, sostenendo che ormai “comandano gli apparati del governo”.

Un controllo capillare: dal settore pubblico agli affari privati

L’ordinanza del GIP delinea un sistema di potere che mirava a infiltrare la sanità per controllare case di cura, e a condizionare appalti pubblici.

L’inchiesta ha fatto luce anche su una rete di alleanze strategiche nel reggino che coinvolge, oltre ai De Stefano, le famiglie Tegano e Condello (con figure storiche come Domenico “Gingomma” Condello). Episodi come l’incendio ai danni della ditta Stesa Impianti e Costruzioni S.r.l. a Oliveto, riconducibile a Nicola Gattuso, confermano come il controllo del territorio rimanga asfissiante e fondato su logiche estorsive brutali, talvolta mediate dallo stesso Chirico per evitare conflitti tra cosche (come nel caso dei contrasti tra le famiglie Asciutto e Zagari per i lavori alla palestra PA4).

Un sistema, quello di “Matrix”, che conferma la capacità della ‘ndrangheta di evolvere, mantenendo intatto il proprio potere di intimidazione, ma vestendo, all’occorrenza, i panni del colletto bianco.

Operazione Matrix

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