Giovanni Toti, governatore della Liguria, è stato arrestato martedì 7 maggio 2024 dalla Guardia di finanza e posto agli arresti domiciliari. Accusato dalla Procura di Genova di corruzione per l’esercizio della funzione, atti contrari a doveri d’ufficio e corruzione elettorale.
Le misure cautelari hanno colpito anche altre figure di spicco: Paolo Emilio Signorini, ex presidente dell’Autorità Portuale di Genova e attualmente amministratore delegato di Iren, è in custodia carceraria, mentre l’imprenditore portuale Aldo Spinelli, ex presidente dei club di calcio Genoa e Livorno, è agli arresti domiciliari. Anche a Roberto Spinelli, figlio di Aldo e imprenditore, è stata imposta la misura interdittiva del divieto di esercizio dell’attività imprenditoriale, con sequestro di beni e disponibilità finanziarie per un valore di circa 570mila euro.
L’accusa sostiene che Aldo e Roberto Spinelli abbiano finanziato con 74.100 euro il comitato elettorale di Toti in cambio di favori, quali il rinnovo trentennale di una concessione portuale e l’assegnazione di spazi aggiuntivi, oltre a interventi in progetti immobiliari di lusso.
Signorini sarebbe stato corrotto con soggiorni di lusso ed escort a Montecarlo, con spese significative in alberghi prestigiosi, casinò, e regali costosi, come un bracciale Cartier e una borsa Chanel.
Un’altra linea di accuse coinvolge Esselunga, che avrebbe finanziato occultamente la campagna elettorale di Toti per favorire l’apertura di nuovi punti vendita in Liguria, rompendo il monopolio delle Coop.
L’inchiesta rivela anche un sistema di voto di scambio attuato per ingraziarsi l’elettorato della comunità riesina (paesino facente parte del Libero Consorzio Comunale di Caltanissetta) di Genova, una delle comunità siciliane più numerose della città. Promesse di assegnazione veloce di case popolari e offerte di lavoro venivano fatte in cambio di voti, collegando l’amministrazione regionale a figure legate a Cosa Nostra.
Tra gli indagati ci sono Matteo Cozzani, ex sindaco di Portovenere e capo di gabinetto della Regione, e Venanzio Maurici, sindacalista della Cgil, ritenuto referente del clan mafioso Cammarata. Sono coinvolti anche Maurizio e Arturo Angelo Testa, gemelli legati alla criminalità, con profili professionali diversi ma entrambi implicati.
Le accuse includono corruzione elettorale con l’aggravante di agevolare Cosa Nostra, ad eccezione di Stefano Anzalone, consigliere regionale, verso il quale non sono state adottate misure cautelari ma che è ugualmente indagato per corruzione elettorale. L’inchiesta, originata dalla Procura della Spezia e basata su intercettazioni e pedinamenti, pone in luce un quadro di corruzione elettorale intrecciato con attività mafiose, implicando promesse elettorali in cambio di sostegno politico durante le elezioni regionali del 2020.
Cozzani è ulteriormente indagato per corruzione e turbativa d’asta relativamente a concessioni e appalti all’isola Palmaria, che avrebbero beneficiato anche suo fratello Filippo tramite favori e finanziamenti regionali.
Quest’ampia rete di corruzione, favoritismi e influenze illecite sotto l’ombra del governo regionale di Toti mette in luce una complessa interazione tra politica, impresa e criminalità organizzata in Liguria.

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