Il 3 febbraio 1994, la Procura di Palermo, guidata da Giancarlo Caselli, sferra un duro colpo a Cosa Nostra con l’operazione “Golden Market”. Il bilancio è impressionante: 24 arresti, 34 persone già in carcere e 18 latitanti. L’operazione getta luce su quella che viene definita la “zona grigia”, la rete di complicità e infiltrazioni che ha permesso all’organizzazione criminale di agire come uno “Stato nello Stato”.
Il blitz è reso possibile grazie alle dichiarazioni dei pentiti Giovanni Drago, Francesco Marino Mannoia, Leonardo Di Maggio, Giuseppe Marchese e Gaspare Mutolo. Le loro testimonianze non si limitano a ricostruire omicidi e regolamenti di conti, ma svelano il ruolo cruciale di professionisti e figure insospettabili che erano al servizio della mafia.
La rete di complici: professionisti al servizio di Cosa Nostra
L’operazione “Golden Market” smaschera una fitta rete di professionisti che collaboravano attivamente con la mafia.
Avvocati:
Carmelo Cordaro: Avvocato penalista e “uomo d’onore” della famiglia di Palermo Centro. Fu accusato di aver tentato di corrompere il medico legale Paolo Giaccone per far modificare una perizia, azione che portò all’omicidio del medico dopo il suo rifiuto. Forniva inoltre ai boss gli elenchi dei giudici popolari e togati.
Marco Clementi: “Uomo d’onore” della famiglia di Resuttana, era il tramite tra i mafiosi e i detenuti, portando in carcere siringhe e liste di giudici.
Gaetano Zarcone: Latitante e “uomo d’onore” di Santa Maria del Gesù. Era il “postino” della mafia, trasmettendo ordini dall’esterno, come quello di assassinare il boss Gerlando Alberti, e introducendo veleno e false prove in carcere per aiutare i detenuti.
Medici:
Antonio Mattina: Tenente colonnello e medico dell’Ospedale Militare di Palermo. È stato accusato di aver rilasciato certificazioni mediche false per permettere ai boss di evitare il carcere o di ottenere trattamenti di favore. Ricevette 50 milioni di lire dal boss Pietro Vernengo in cambio dei suoi servizi.
Giuseppe Guttadauro: Chirurgo dell’Ospedale Civico e “uomo d’onore”. Curava mafiosi feriti in attentati e diagnosticava falsi infortuni per nascondere ferite da arma da fuoco.
Maurizio Romano: Dirigente sanitario di una clinica, curava latitanti e simulava appendiciti per i mafiosi in cambio di cocaina.
Politici e Banchieri:
Gioacchino Pennino: Titolare di un laboratorio di analisi, vicino a Vito Ciancimino e con forti legami nel sottobosco politico democristiano. Informava i boss sui provvedimenti giudiziari prima che diventassero pubblici.
Antonino Bocina e Salvatore Cuccia: Dipendenti della Cassa di Risparmio, sono stati arrestati con l’accusa di aver riciclato ingenti somme di denaro, convertendo centinaia di milioni di lire di narcodollari in titoli di Stato.
La struttura interna di Cosa Nostra: killer e regole
Le testimonianze dei pentiti hanno permesso di ricostruire non solo la rete di complici, ma anche le dinamiche interne e le regole dell’organizzazione.
I killer:
I magistrati hanno descritto un “fenomeno professionista” composto da una squadra di superkiller. I candidati venivano sottoposti a prove progressive, dagli omicidi di secondaria importanza fino a quelli più significativi. La squadra agiva in tre scaglioni: un primo equipaggio apriva il fuoco, il secondo dava il colpo di grazia e il terzo apriva la strada.
Le vittime: Venivano uccisi uomini d’onore non più affidabili, familiari di pentiti, confidenti della polizia, nemici personali di Riina, ribelli e anche persone che, con reati di bassa lega o comportamenti sconsiderati, rischiavano di compromettere gli affari più grandi.
Senza onore: Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia hanno demolito il mito di una mafia d’onore, rivelando una realtà brutale e calcolatrice. L’operazione Golden Market ha dimostrato come la mafia usasse l’omicidio non per l’onore, ma come strumento di potere. Questo è stato evidente nelle sanguinose rappresaglie contro le famiglie dei pentiti, con l’uccisione di innocenti come la madre, la zia e la sorella di Francesco Marino Mannoia Leonarda Costantino, Lucia Costantino e Vincenza Marino Mannoia. Questi omicidi non avevano altro scopo che quello di inviare un messaggio chiaro e spietato: la mafia non ha rispetto per l’innocenza o per i legami familiari. Chiunque, anche i più deboli, potevano diventare un bersaglio per la sua logica volta al profitto e all’egemonia.
Matrimoni e avvocati: L’operazione ha svelato anche le regole più intime, come l’obbligo per un “uomo d’onore” di sposare una donna appartenente a una famiglia di mafia, pena l’emarginazione. Inoltre, gli avvocati erano suddivisi in tre categorie: “avvocati di corridoio”, “avvocati di controllo” e “avvocati uomini d’onore”, a seconda del loro livello di coinvolgimento e fedeltà all’organizzazione.

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Golden Market Sentenza Assise Palermo 12 04 1997 Rg 14-1995