L’operazione Glicine-Acheronte, della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, ha portato in tribunale ben 101 imputati, mentre altri 24 sono stati giudicati con rito abbreviato. L’operazione ha rivelato un sistema clientelare profondamente radicato nel tessuto politico-imprenditoriale calabrese e strettamente collegato alla cosca dei “Papaniciari”, egemone nel crotonese.
Anni di indagini e intrecci pericolosi
L’operazione, avviata nel 2018 e durata circa cinque anni, ha ricostruito i rapporti di potere della cosca Megna e le sue infiltrazioni negli affari e nella politica locale. Secondo la DDA, esisteva un vero e proprio comitato d’affari tra imprenditori e politici, volto a ottenere esclusivamente vantaggi personali. Un sistema in cui il condizionamento della pubblica amministrazione era funzionale al controllo di appalti, incarichi e nomine, con una rete di complicità che coinvolgeva personaggi di primo piano della politica calabrese.
Le indagini hanno documentato come il gruppo criminale riuscisse a manipolare il sistema delle gare d’appalto, influenzando direttamente le decisioni amministrative. Gli inquirenti hanno raccolto intercettazioni, testimonianze e documenti che provano il radicamento della cosca all’interno delle istituzioni, con funzionari pubblici disposti a favorire il sistema mafioso in cambio di appoggi elettorali o benefici economici.
Gli indagati eccellenti
Tra i nomi più in vista per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio spiccano l’ex presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, e l’ex vicepresidente Nicola Adamo. Coinvolti anche esponenti politici di rilievo come l’ex consigliere regionale Vincenzo Sculco, l’ex assessore comunale di Crotone Giancarlo Devona, e dirigenti della Regione Calabria e dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Crotone. Tra gli imprenditori sotto accusa figurano i fratelli Raffaele e Gianni Vrenna, rispettivamente ex presidente e attuale presidente dell’FC Crotone, oltre a Giovanni Mazzei, operante nel settore dei rifiuti e dell’edilizia.
Le accuse contestate vanno dall’associazione mafiosa alla corruzione, passando per l’estorsione, la turbata libertà degli incanti, la truffa aggravata e il concorso esterno in associazione mafiosa. Anche il boss della cosca “Papaniciari”, Mico Megna, è stato rinviato a giudizio davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro per l’omicidio di Salvatore Sarcone, avvenuto nel 2014 a Crotone.
Il “sistema Papaniciari” e le sue ramificazioni
L’indagine ha portato alla luce un articolato sistema criminale che spaziava dagli appalti pubblici fino alla gestione della festa mariana di Crotone. La cosca “Papaniciari”, guidata dallo storico boss Domenico Megna, aveva messo le mani sulla filiera del gaming, sulla vigilanza privata e sugli enti pubblici, espandendosi ben oltre la Calabria, con ramificazioni in Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Austria e Germania.
Il comandante del Ros, Pasquale Angelosanto, ha sottolineato il condizionamento esercitato dalla ‘ndrangheta sulla pubblica amministrazione, evidenziando come la cosca avesse voce in capitolo nelle nomine e negli appalti più strategici del territorio. Un intreccio tra mafia e politica che, secondo il procuratore Nicola Gratteri, si traduceva in uno “scambio di favori tra imprenditori, faccendieri e pubblici amministratori, in spregio a qualsiasi norma”.
Le intercettazioni hanno rivelato conversazioni tra esponenti mafiosi e amministratori pubblici, nei quali si discuteva apertamente di strategie per ottenere concessioni, spartire finanziamenti e piazzare uomini fidati nelle aziende partecipate. Un meccanismo rodato che permetteva alla cosca di esercitare un controllo capillare sul territorio, assicurandosi profitti illeciti e garantendo protezione a chi si mostrava fedele al sistema.
Il ruolo dell’hacker e i conti dormienti
Un altro aspetto inquietante emerso dall’indagine riguarda le operazioni finanziarie illecite della cosca. Grazie alla collaborazione della polizia tedesca BKA, è stato individuato il ruolo dell’hacker tedesco Mark Ulrich Goke, il quale, con la complicità di impiegati bancari, avrebbe movimentato ingenti somme di denaro provenienti dal traffico di droga e da conti dormienti. L’operazione avveniva attraverso l’alterazione dei terminali POS e la successiva ripulitura dei fondi su conti correnti esteri.
Tra i documenti sequestrati a Goke, spicca un manuale dettagliato su come eseguire transazioni fraudolente, eludendo i controlli bancari. Preoccupante anche un passaggio che farebbe riferimento a un presunto accordo tra diversi clan per spartirsi il business illecito, confermando la dimensione ormai internazionale della ‘ndrangheta.

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Op Glicine Ordinanza Custodia Cautelare Catanzaro 07 06 2023 Rgnr 5768-2016
Gentile utente,
Cerchiamo di pubblicare tutto quello che ci passa per le mani, ma purtroppo non abbiamo il tempo di reperire i documenti dai tribunali in modo mirato.
Comunque grazie mille dei suggerimenti e dell’interesse dimostrato per la nostra iniziativa. Cercheremoo di fornire sempre piu documenti e di migliorare la piattaforma nel tempo.
Speriamo che intanto sia risultata utile.
Saluti,
Team referio