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Operazione Doppia Curva: Il Delitto Di Cernusco E La Caduta Dei Signori Delle Curve Di Milano

(I PDF degli atti processuali collegati si trovano alla fine dell'articolo)

Operazione Doppia Curva: il delitto di Cernusco e la caduta dei signori delle curve di Milano post thumbnail image

Nella notte del 4 settembre 2024, davanti alla palestra “Testudo” di Cernusco sul Naviglio, due uomini si affrontano dentro l’abitacolo di una Smart bianca. Uno dei due estrae una pistola, l’altro lo provoca: “Ammazziamo te e tutta la tua famiglia”. La colluttazione dura pochi secondi, mentre le telecamere di sorveglianza riprendono il veicolo che si sposta lentamente in avanti. Finalmente si apre una delle portiere e ne cade fuori un corpo senza vita. Quando arrivano i carabinieri, Antonio Bellocco è riverso a terra con 21 coltellate sul corpo, sei al cuore e cinque al collo. L’altro uomo, Andrea Beretta, capo della Curva Nord interista, è ferito ma vivo.

Quello che sembra un delitto passionale o un regolamento di conti isolato, in realtà è la miccia che fa esplodere un’inchiesta che covava da anni sotto traccia. Perché Bellocco non è un ultras qualunque, ma il rappresentante a Milano della cosca di ’ndrangheta dei Bellocco di Rosarno, e Beretta non è solo un tifoso violento, ma il volto più riconoscibile del tifo organizzato nerazzurro. Quella notte, dentro una macchina, si incrociano due mondi: il tifo – o quantomeno una sua manifestazione distorta e che nulla ha da spartire con lo sport – e la mafia.

Un’inchiesta già in corso

Ma quando il video dell’omicidio finisce sul tavolo della Procura di Milano, i magistrati antimafia Paolo Storari e Sara Ombra stanno già lavorando da mesi a un’indagine sulle curve di San Siro. Si chiama “Doppia Curva”, nome che sintetizza la doppia faccia del tifo milanese: da un lato l’amore per la squadra, dall’altro la gestione violenta e affaristica delle curve.

Le prime intercettazioni risalgono alla primavera del 2023 e riguardano estorsioni legate ai parcheggi dello stadio Meazza, vendita illegale di biglietti e pressioni mafiose su imprenditori costretti a pagare per lavorare nei dintorni dello stadio. I nomi che emergono sono quelli di Francesco Intagliata, Marco Ferdico, Giuseppe Orecchio e altri esponenti legati ai due ambienti ultrà. E poi c’è proprio lui, Antonio Bellocco, “Totò ‘u Nanu”, arrivato a Milano da Rosarno grazie ai contatti con Ferdico, che gli trova un lavoro fittizio e lo introduce nel giro della Nord.

Gli investigatori scoprono che Bellocco gestisce prestiti usurari fino all’803%, minaccia imprenditori, e controlla — insieme ai suoi “soci” — la filiera delle fatture false e delle estorsioni legate ai parcheggi di San Siro. Tutti soldi che, secondo gli atti, finiscono nelle casse della ’ndrina Bellocco in Calabria, contribuendo anche al mantenimento dei detenuti del clan.

Il delitto che apre le danze

L’omicidio di Bellocco non fa che accelerare il lavoro della DDA. Beretta, arrestato poche ore dopo, capisce che non ha scampo: il video parla da sé. Quindi decide di collaborare.
Nei verbali consegnati alla procura, racconta anni di violenze, accordi sottobanco e affari illeciti gestiti con l’appoggio delle due curve milanesi. Spiega come la “tregua” tra Sud e Nord, presentata al pubblico come un segnale di maturità del tifo, fosse in realtà un patto di spartizione: Milan e Inter sugli spalti divise, ma unite nel business.

Beretta descrive un sistema dove ogni partita era un’occasione di guadagno: parcheggi abusivi, biglietti, gadget, sicurezza privata e perfino traffici di droga. In cima a tutto, i due leader storici: Luca Lucci, capo della Curva Sud rossonera, e lui stesso, Beretta, fino al giorno dell’omicidio il volto della Nord.

Il maxi-blitz e le prime accuse

Il 1° ottobre 2024 scatta la grande operazione. Diciannove persone vengono arrestate su ordine del gip Domenico Santoro. La stampa evoca “la fine delle curve di Milano”. Gli agenti della Mobile e della Guardia di Finanza perquisiscono decine di abitazioni e sequestrano documenti, denaro, telefoni, biglietti.

Le accuse parlano di associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso, omicidio, tentato omicidio, usura, estorsione, emissione di fatture per operazioni inesistenti. Nelle carte c’è di tutto: dai prestiti a imprenditori con tassi al limite dell’assurdo, fino al “pizzo” richiesto al gestore dei parcheggi di San Siro, costretto a pagare per garantire “la tranquillità ambientale”.

È un’inchiesta che mostra come le curve siano diventate un crocevia tra sottocultura ultras e criminalità organizzata, un luogo dove le logiche del tifo si confondono con quelle del racket.

Il nuovo filone del 2025

Nel maggio 2025, altri sette arresti ampliano ulteriormente il quadro. Al centro ci sono ancora i parcheggi dello stadio Meazza e nuovi episodi di usura collegati al clan Bellocco.
Tra i fermati figura Mauro Russo, ex socio in affari dell’ex difensore del Milan Paolo Maldini e dell’ex attaccante dell’Inter Christian Vieri, entrambi completamente estranei alle indagini. Secondo l’accusa, Russo avrebbe imposto al gestore dei parcheggi un versamento mensile di quattromila euro, per un totale di circa sessantamila.
Per il gip Santoro, Russo rappresenta “un esempio della capacità di intessere relazioni con il mondo del calcio e con le istituzioni, funzionale a garantire la protezione delle attività illecite”.

La sentenza: dieci anni ai capi

Il 17 giugno 2025, nell’aula bunker di fronte al carcere di San Vittore, arriva la prima sentenza di rilievo. Il giudice Rossana Mongiardo, al termine del processo abbreviato, condanna Luca Lucci e Andrea Beretta a dieci anni di reclusione ciascuno.

Le accuse per Lucci riguardano il mandato del tentato omicidio dell’ultrà Enzo Anghinelli, raggiunto da quattro colpi di pistola nel 2019, e l’associazione per delinquere. Beretta, invece, viene condannato per l’omicidio di Bellocco e per i suoi legami con la ’ndrangheta.

Nel dispositivo, la giudice riconosce una provvisionale di 520mila euro alla famiglia Bellocco, oltre a risarcimenti simbolici di 50mila euro all’Inter e al Milan e 20mila alla Lega Calcio, tutte considerate parti civili.

Attorno all’aula, in via Pietro Azario, decine di ultras si radunano con striscioni e cori di solidarietà. “Non li abbandoniamo, perché non sono mafiosi”, dice ai cronisti Marco Pacini, figura di spicco del tifo rossonero. È la prova che, nonostante tutto, il culto dei capi ultras resiste.

La procura federale e il fronte sportivo

Pochi mesi prima, a novembre 2024, la Procura Federale della FIGC aveva già aperto un fascicolo per valutare eventuali violazioni del Codice di Giustizia Sportiva.
Nessun dirigente risulta indagato, ma i magistrati hanno voluto capire se i club fossero a conoscenza di quanto accadeva e se avessero fatto abbastanza per impedire i rapporti tra tesserati e ultras.

Nel mirino finisce Hakan Çalhanoğlu, accusato di aver intrattenuto rapporti con Marco Ferdico e lo stesso Bellocco, nonostante la società lo avesse messo in guardia. Il rischio, per il centrocampista, è una squalifica e una multa, ma il caso apre un interrogativo più ampio: quanto è davvero possibile separare i giocatori dalle pressioni di chi controlla il tifo?

La fine di un’epoca

Con la sentenza di San Vittore, l’inchiesta Doppia Curva chiude il suo primo capitolo. Ma le indagini non si fermano. Altri imputati – tra cui Francesco Lucci, fratello di Luca, Christian Rosiello, ex bodyguard del cantante Fedez, e Riccardo Bonissi – attendono la loro sentenza in un filone separato.

Quello che resta, oggi, è una fotografia inquietante del mondo del tifo milanese. Un sistema capace di muovere milioni di euro e di influenzare persino le società calcistiche, fondato su ricatti, paura e connivenze.

Il procuratore antimafia Giovanni Melillo ha definito l’indagine “un segnale di allarme nazionale”, mentre il ministro dello Sport Andrea Abodi ha ammonito: “Non è un fenomeno passeggero e non riguarda solo Milano”. E la mente torna alla fine che fece Fabrizio Piscitelli, in arte Diabolik, su quella panchina del parco degli acquedotti di Roma.

La morte di Bellocco, la condanna di Lucci e Beretta, il crollo dei due imperi del tifo organizzato: tutto questo segna la fine di un’epoca. Ma anche l’inizio di una domanda che il calcio italiano non può più eludere: quanto potere hanno ancora le curve, e chi le controlla veramente?

Antonio Bellocco
Antonio Bellocco

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