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Operazione Case Popolari

(I PDF degli atti processuali collegati si trovano alla fine dell'articolo)

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L’operazione “Case Popolari” della DDA di Reggio Calabria, supportata da Carabinieri e Polizia di Stato, ha coinvolto 37 persone e messo in luce un sistema di gestione criminale degli alloggi popolari gestito dalla criminalità organizzata dal 2010 nel Comune di Reggio Calabria. Le investigazioni hanno rivelato profondi legami tra il crimine organizzato e alcuni politici e funzionari, mostrando un controllo quasi totale sulla distribuzione delle case popolari.

L’inchiesta è stata avviata grazie alle dichiarazioni di Fortunato Pennestrì, ex collaboratore di giustizia. Gli elementi raccolti hanno dimostrato la connessione tra funzionari pubblici e membri della cosca criminale Franco-Murina, attiva nel quartiere di Santa Caterina, e i legami con la più influente cosca De Stefano-Tegano di Archi.

Carmelo Consolato Murina è emerso come figura centrale in questa rete, occupandosi di estorsioni e controllo delle occupazioni illegali degli alloggi di proprietà dell’Aterp (Azienda Territoriale Edilizia Residenziale Pubblica) e del Comune. Durante il suo periodo di detenzione, Murina non ha esitato a criticare la gestione delle attività, segnalando una deviazione dagli standard da lui imposti.

Una volta libero, Murina ha riaffermato il suo controllo, stabilendo regole severe e punizioni per coloro che avevano disatteso le direttive in sua assenza. Ha esortato a una gestione onesta del settore, critica verso chi aveva approfittato per fini personali, rivendendo le proprietà invece di conservarle per l’organizzazione.

Il controllo del quartiere non si limitava a Murina; la cosca De Stefano-Tegano aveva un ruolo di supervisione e di coordinamento delle attività criminali in altri quartieri, rafforzando la struttura di potere delle ‘ndrine nella città.

Un “incidente diplomatico” legato all’occupazione illegale di un appartamento da parte di Jolanda Murina e Carmelo Caminiti ha scatenato ulteriori indagini, rivelando un sistema di illegalità diffuso nella gestione delle abitazioni popolari, dove le case, benché pubbliche, venivano allocate e spartite dalla cosca.

Le intercettazioni hanno anche evidenziato come Murina criticasse apertamente la gestione degli alloggi pubblici, non solo tra i membri della sua cosca ma anche nei confronti dei dirigenti Aterp, suggerendo una minore disinvoltura per evitare l’attenzione delle forze dell’ordine.

In conclusione, l’operazione ha esposto un ampio schema di corruzione e criminalità che ha intaccato la gestione delle risorse abitative pubbliche a Reggio Calabria, con implicazioni che coinvolgono strutture criminali estese e potenti come la cosca De Stefano-Tegano, dimostrando come la ‘ndrangheta possa infiltrarsi profondamente nei tessuti vitali della società.

Carmelo Consolato Murina
Carmelo Consolato Murina

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