Nel luglio 2024, la Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Roma ha condotto un’operazione su larga scala denominata “Assedio”, finalizzata a smantellare due associazioni criminali radicate nella Capitale. L’operazione, coordinata dal procuratore aggiunto Ilaria Calò e avviata nel 2018, ha coinvolto oltre 500 operatori della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) e ha portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di 18 persone. Le accuse contestate includono associazione a delinquere con l’aggravante mafiosa, estorsione, usura, fittizia intestazione di beni, riciclaggio, autoriciclaggio e reimpiego di proventi illeciti.
Le organizzazioni criminali
Le due associazioni criminali, ritenute legate ai clan camorristici Mazzarella-D’Amico e alle cosche ‘ndranghetiste Mancuso e Mazzaferro, oltre che al clan Senese, operavano in vari settori economici. Le indagini hanno rivelato l’esistenza di una “centrale” per il riciclaggio di denaro, basata a Roma ma con ramificazioni in tutto il territorio nazionale. Attraverso la creazione di società fittizie e un sistema di fatturazioni false, le organizzazioni riciclavano ingenti somme di denaro illecito infiltrandosi in settori come cinematografia, edilizia, logistica, commercio di auto e idrocarburi.
Le associazioni si avvalevano della forza intimidatoria del vincolo associativo e della disponibilità di armi da guerra e armi comuni da sparo, rendendo evidente la loro pericolosità e influenza. Questo sistema era alimentato anche da stretti legami con esponenti del mondo imprenditoriale e politico, rendendo la struttura mafiosa profondamente radicata nel tessuto economico e sociale della città.
Gli indagati principali
Tra le figure di spicco figurano:
- Antonio Nicoletti, figlio di Enrico Nicoletti, ex componente della Banda della Magliana, considerato il punto di riferimento delle dinamiche criminali romane. Nicoletti sovrintendeva e coordinava le attività delle associazioni, mantenendo un ruolo apicale nel sistema di riciclaggio e intimidazione.
- Vincenzo Senese, figlio del boss Michele Senese, descritto come garante per gli investimenti delle ‘ndrine calabresi e campane. Era presente ai vertici dell’associazione per pianificare le attività illecite.
- Roberto Macori, legato alla destra eversiva romana e associato a Michele Senese.
- Daniele Muscariello, produttore cinematografico già condannato a 9 anni per riciclaggio, che reclutava imprenditori da assoggettare al sistema mafioso e manteneva rapporti con esponenti istituzionali e delle forze dell’ordine.
- Domitilla Strina, figlia di Anna Bettozzi (nota come “Lady Petrolio”), coinvolta in precedenti indagini per reati simili.
Dinamiche criminali
Le intercettazioni hanno svelato l’intreccio tra mafia e politica nella Capitale. Un indagato affermava: “A Roma la politica è la mafia”, sintetizzando il connubio tra imprenditoria, politica e criminalità organizzata. In un altro dialogo, si sottolineava la necessità di mantenere un basso profilo per non attirare l’attenzione degli investigatori, consapevoli della presenza di politici, alti prelati e altri esponenti influenti nel territorio.
Le indagini hanno inoltre documentato episodi di violenza e intimidazione diretti contro imprenditori e concorrenti. L’arsenale di armi a disposizione garantiva un’azione di fuoco immediata in caso di necessità, mentre il sistema di società fittizie consentiva il riciclaggio di enormi somme di denaro sporco.
Settori economici infiltrati
Le attività criminali si sono estese a numerosi settori economici:
- Cinematografia: tre società attive nel settore sono state sottoposte a sequestro preventivo.
- Commercio di idrocarburi: grazie al controllo di depositi fiscali, le organizzazioni riciclavano i proventi illeciti in questo settore.
- Edilizia e logistica: le società coinvolte erano utilizzate per emettere false fatturazioni e creare un flusso finanziario apparentemente legittimo.
Intercettazioni Rivelatrici
Un’intercettazione ambientale del 21 luglio 2018, annotata dagli investigatori della DIA, riporta come Antonio Nicoletti si vantasse di aver incontrato sei mesi prima Matteo Messina Denaro, all’epoca latitante e noto come il “capo dei capi” di Cosa Nostra siciliana, in un ospedale romano. In una conversazione intercettata, Nicoletti è descritto come capo e promotore dell’associazione, sovrintendendo a tutte le attività criminali e mantenendo legami diretti con organizzazioni mafiose tradizionali e membri delle istituzioni. Il G.I.P. Attura ha inoltre sottolineato come il potere criminale di Nicoletti fosse ereditato dalle attività illecite del padre, rendendolo un punto di riferimento centrale per la criminalità romana.
Radici Profonde e Legami con il Passato
Già negli anni Ottanta emerse un sodalizio criminoso con ramificazioni nel crimine romano, che controllò il territorio per un decennio. Questa associazione non solo si dedicava a rapine, omicidi e traffico di stupefacenti, ma godeva di connivenze con istituzioni, imprenditoria e politica. In quegli anni, il “cassiere della mafia” Pippo Calò, sotto la falsa identità di Mario Aglialoro, si trasferì a Roma e strinse legami con la Banda della Magliana, ambienti dell’estrema destra e figure di spicco dell’alta finanza. Maurizio Abbatino, capo storico della Banda, dichiarò che Calò si occupò inizialmente del gioco clandestino, per poi gestire la distribuzione di eroina ai gruppi malavitosi romani. Questo legame tra mafia e criminalità romana non si è mai spezzato, creando una rete di interessi che continua a influenzare la città.
Sequestri e provvedimenti
Il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) del Tribunale di Roma, Emanuela Attura, ha disposto il sequestro preventivo di beni per un valore di 131.826.000 euro, colpendo 57 indagati. Tra i beni sequestrati figurano società, immobili e altri asset riconducibili alle organizzazioni criminali, comprese tre società cinematografiche. Le misure cautelari includono il carcere per 16 persone e gli arresti domiciliari per altre due.

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Op Assedio Informativa Dia 26 11 2020 Rgnr Dda 4792-2018