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Operazione Archi-Astrea

(I PDF degli atti processuali collegati si trovano alla fine dell'articolo)

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L’operazione “Archi-Astrea” non è stata una semplice inchiesta giudiziaria, ma una vera e propria radiografia della “nuova ‘ndrangheta”, un’organizzazione criminale che, come ha sottolineato il PM Giuseppe Lombardo, ha smesso di operare esclusivamente con la violenza per abbracciare strategie più raffinate di infiltrazione economica. Il blitz che ha dato il via a tutto è scattato il 17 gennaio 2012, quando la polizia ha colpito il clan Tegano, uno dei più potenti di Reggio Calabria.

La “Borghesia Mafiosa” e i Suoi Protagonisti

Il cuore dell’accusa poggiava sulla figura di una “borghesia mafiosa” capace di agire dietro le quinte, utilizzando prestanome e professionisti per mascherare gli interessi criminali. Il PM Lombardo ha definito questa strategia “la ‘ndrangheta che governa”, un’entità che si inserisce nell’economia legale per trarne profitto.

Al centro di questa rete vi era il commercialista Giovanni Zumbo. Ex collaboratore dei Servizi segreti, Zumbo è stato accusato di aver messo le sue competenze al servizio del clan per nascondere il patrimonio illecito. In un’intercettazione del 20 ottobre 2011, Zumbo si è vantato di essere “garante di un patto fra ‘ndrangheta e Stato”, un ruolo che, secondo l’accusa, gli consentiva di muoversi liberamente tra lecito e illecito. La sua vicinanza a figure di potere come l’ex sottosegretario regionale Alberto Sarra e il boss Giuseppe Pelle di San Luca ha ulteriormente rafforzato il quadro accusatorio. Ma la posizione di Zumbo, come quelle di altri imputati, è stata oggetto di una complessa valutazione giudiziaria nel corso dei diversi gradi di giudizio.

Il Processo: Un Andamento Contorto e Sentenze a Confronto

Il processo, con rito ordinario, ha avuto un percorso accidentato e imprevedibile. Le richieste di pena iniziali, avanzate dal PM Lombardo, furono durissime e miravano a colpire ogni anello della catena criminale. Tra le più elevate: 22 anni per Michele Franco, 18 anni per Domenico Polimeni, 16 anni per Silvio Giuseppe Candido, 12 anni per Giovanni Tegano e 10 anni per Carmelo Barbaro.

Il 29 luglio 2014, il Tribunale di Reggio Calabria ha emesso il verdetto di primo grado, infliggendo condanne a sette imputati ma assolvendone quattro.

Il vero colpo di scena, però, è arrivato il 6 luglio 2016, quando la Corte d’Appello ha ribaltato molte delle decisioni. La Corte ha assolto con formula piena il boss Giovanni Tegano e Carmelo Barbaro, mentre le pene per Silvio Giuseppe Candido e Antonio Polimeni sono state ridotte significativamente. La Corte ha inoltre annullato alcune condanne relative a presunti ruoli fiduciari e di intestazione, disponendo la trasmissione degli atti al pubblico ministero per una nuova valutazione.

Il Ruolo del “Nano”

Un altro capitolo fondamentale dell’inchiesta è legato al pentito Antonino Lo Giudice, detto “il Nano”. Il 6 giugno 2013, Lo Giudice è evaso dagli arresti domiciliari, scomparendo dalla sua località protetta. Ricatturato il 15 novembre 2013, ha ritrattato le sue accuse, sostenendo di essere stato costretto a confessare fatti non veri. Tuttavia, la sua collaborazione non si è fermata. Nel giugno 2017, ha consegnato un nuovo memoriale al PM Lombardo, rivelando un accordo tra ‘ndrangheta e Cosa Nostra per una strategia stragista. Questo documento ha fornito un contributo cruciale al processo “‘Ndrangheta stragista”, confermando che i boss reggini, a partire da Giuseppe De Stefano, avevano dato il loro placet agli attentati dei primi anni ’90.

L’operazione “Archi-Astrea” e le indagini successive, come il sequestro di beni nell’aprile 2025 per 600.000 euro a un imprenditore vicino ai clan Tegano e De Stefano – residente nella provincia di Siena – dimostrano che la lotta alla ‘ndrangheta del terzo millennio deve necessariamente concentrarsi non solo sull’aspetto militare, ma anche sulla sua capacità di mimetizzarsi e controllare l’economia legale.

* L’articolo è stato aggiornato in data 17 dicembre 2025 per recepire gli esiti attuali dei procedimenti giudiziari e le decisioni della Corte d’Appello di Reggio Calabria.

Antonino Lo Giudice
Antonino “Il Nano” Lo Giudice

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