Operazione Arangea

(I PDF degli atti processuali collegati si trovano alla fine dell'articolo)

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Si è conclusa con l’esecuzione di 12 misure cautelari l’operazione “Arangea”, condotta il 27 maggio 2024 dai Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) della Procura di Reggio Calabria, con l’ausilio dello Squadrone Eliportato “Cacciatori” Calabria. L’operazione ha portato all’arresto di 12 persone, 11 delle quali sono state incarcerate, mentre una è stata sottoposta agli arresti domiciliari. I destinatari dei provvedimenti sono accusati di associazione mafiosa, estorsioni, intestazione fittizia di beni e detenzione illegale di armi. La cosca principale coinvolta è quella dei Latella-Ficara, una delle famiglie mafiose più potenti e radicate nel territorio di Reggio Calabria.

Demetrio Palumbo, figura di vertice della cosca Latella

Tra gli arrestati spicca Demetrio Palumbo, 75 anni, detto “Mico”, considerato uno dei principali esponenti della famiglia Latella. Palumbo è un personaggio di spicco della cosca, che ha avuto un ruolo cruciale nella storica alleanza con i De Stefano, Tegano e Libri. Secondo le indagini, Palumbo sarebbe uno degli elementi di primo piano della cosca dei “crucioti”, capeggiata da Giacomo Latella, originari del quartiere Croce Valanidi, attivissimi nella guerra di ‘ndrangheta che insanguinò Reggio Calabria dal 1985 al 1991, a fianco del clan De Stefano contro i Serraino-Imerti-Condello. Durante quel periodo, Palumbo viveva sotto una protezione costante, spostandosi solo a bordo di auto blindate per difendersi dalle minacce. Nel 1989, fu vittima di un agguato a colpi di Kalashnikov messo in atto dalla cosca Serraino.

Palumbo è stato anche coinvolto in un processo importante, denominato Valanidi, con l’accusa di omicidio, per il quale è stato inizialmente condannato all’ergastolo, pena poi ridotta a 30 anni, già scontati. La sua figura emerge quindi come emblema di un “padrino” che continua a mantenere un forte potere all’interno della cosca, nonostante le vicissitudini legali e gli anni di detenzione.

Le dinamiche e la riorganizzazione del clan

Le indagini hanno permesso di ricostruire in modo dettagliato le dinamiche interne della cosca Latella-Ficara, evidenziando come la criminalità organizzata abbia mantenuto un controllo capillare sul territorio del quartiere Arangea e abbia operato un sistema estorsivo diffuso. Attraverso l’uso di armi illegalmente detenute e un modus operandi tipico delle organizzazioni mafiose, il clan esercitava un controllo sistematico delle attività commerciali e dei cantieri edili, imponendo il pagamento di tangenti per ogni tipo di operazione economica.

Nel corso delle indagini, è emersa anche una riorganizzazione interna del clan, con l’intenzione di colmare i vuoti di potere lasciati dagli arresti di alcuni elementi di vertice. Questo processo di riorganizzazione rispecchia quello già osservato in altre indagini, come nell’inchiesta “Crimine”, che aveva definito le strutture gerarchiche delle cosche di ‘ndrangheta, l’assegnazione delle “doti” e il fenomeno del “banco nuovo”, termine utilizzato per descrivere la riorganizzazione delle cariche all’interno di una locale.

Il controllo del territorio e l’infiltrazione nelle attività economiche

Un aspetto significativo emerso dall’operazione riguarda il controllo esteso che il clan Latella-Ficara esercitava sugli imprenditori locali. Gli investigatori hanno rivelato che gli imprenditori, ancor prima di avviare un lavoro, erano costretti a comunicare le loro intenzioni al clan. Questi ultimi, attraverso i loro intermediari, veicolavano le richieste agli affiliati con il potere di concedere l’autorizzazione per avviare i lavori, chiedendo in cambio tangenti, assunzione di manodopera e l’imposizione di forniture. Un esempio di tale controllo è stato l’obbligo per i commercianti di rifornirsi esclusivamente da aziende legate alla cosca.

Le infiltrazioni della cosca nel mondo degli affari non si limitano al settore edilizio: è emerso che il clan aveva messo le mani anche nel settore della grande distribuzione, cercando di imporre assunzioni tramite le proprie influenze.

L’infiltrazione nel settore agrumicolo: il caso del bergamotto

Un altro ambito economico sotto il controllo della cosca è stato il settore agrumicolo, in particolare quello del bergamotto, un prodotto simbolo dell’economia reggina. Le indagini hanno rivelato che il clan Latella-Ficara aveva intestato due società a prestanomi per operare nel commercio del bergamotto. Queste società, pur essendo formalmente riconducibili ad altri, erano in realtà sotto il controllo diretto di un affiliato del clan. Per evitare che l’attività andasse a competere con altri clan o imprenditori, queste società espandevano i loro interessi commerciali adottando metodi tipici delle organizzazioni mafiose. Le due società sono state sottoposte a sequestro preventivo.

Il sequestro di beni e società

Contestualmente agli arresti, il GIP ha disposto il sequestro preventivo di tre società con sede a Reggio Calabria, la “NG Citrus”, la “Bergamotto di Fortugno Serena” e la “Eurocart di Morabito Giuseppe”, due delle quali intestate fittiziamente a terzi, ma di fatto gestite dagli indagati. Le società sequestrate sono state coinvolte nelle attività economiche controllate dal clan, come nel caso delle imprese legate al commercio del bergamotto.

Un ritorno al passato nella ‘ndrangheta

Nel corso delle indagini, è emerso anche un interessante aspetto legato al ritorno a certi rituali tradizionali della ‘ndrangheta. Il procuratore aggiunto Walter Ignazzitto ha dichiarato che le indagini hanno fatto sembrare che si fosse tornati indietro di trent’anni. In un’epoca in cui si pensava che i riti mafiosi fossero stati abbandonati, l’operazione “Arangea” ha mostrato che alcuni elementi della cosca hanno ripreso in pieno pratiche come i “ritornelli” e l’uso dei “santini”, segno di un ritorno alla “ortodossia” della ‘ndrangheta, simile a quanto già riscontrato in operazioni precedenti come l’operazione Garden.

L’operazione “Arangea” ha dunque messo in luce la resilienza della cosca Latella-Ficara, che continua a riorganizzarsi e ad adattarsi, pur mantenendo il suo potere e il controllo sul territorio. Gli arresti e il sequestro di beni rappresentano un passo importante nella lotta contro la ‘ndrangheta a Reggio Calabria, ma le indagini sono ancora in corso, con la consapevolezza che per gli indagati vige il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva.

Giovanni Bombardieri
Giovanni Bombardieri

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