Operazione Alchemia

(I PDF degli atti processuali collegati si trovano alla fine dell'articolo)

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L’inchiesta “Alchemia” scatta il 19 luglio 2016 ad opera della DDA di Reggio Calabria. Fra le carte della poderosa inchiesta c’è di tutto: rapporti della ‘Ndrangheta con la politica, rapporti fra mafiosi e rappresentanti infedeli delle forze dell’ordine, infiltrazioni criminali negli appalti pubblici, scambi di favori fra clan e rapporti con la massoneria. L’ascesa criminale parte da lontano e viene ricostruita dettagliatamente dagli inquirenti per inquadrare compiutamente i personaggi tratti in arresto e lo sviluppo delle dinamiche mafiose che hanno portato alla costruzione di un vero e proprio impero ‘ndranghetistico.

Fra le figure ritenute di spicco nell’ambito dell’organizzazione criminale vi è quella di Antonio Fameli, 78 anni, di San Ferdinando, Calabria, trasferitosi in Liguria nel 1961. Fameli è accusato di associazione mafiosa quale affiliato al clan Raso-Gullace-Albanese, ma la sua storia inizia ben prima del suo rapporto con Carmelo Gullace di Cittanova (anch’esso trasferitosi in Liguria ed indicato quale capo indiscusso nel Nord-Ovest d’Italia dell’omonimo clan).

Anche la DNA cita Fameli, sottolineando che lo stesso aveva aperto un’agenzia immobiliare molto attiva fra Loano e Borghetto, nel Savonese, con affari pure in Spagna. Per la DDA di Reggio Calabria, Antonio Fameli era anche il titolare occulto della società “Pafimo” con sede in Brasile e della sala giochi ad essa collegata denominata prima “Casinò Royale”, poi “Cà Royale” e da ultimo “Las Vegas”, a Loano, in provincia di Savona.

Per gli inquirenti, Antonio Fameli avrebbe consentito alla cosca Gullace di Cittanova di investire nella sala giochi denaro di provenienza illecita, aiutando poi i Gullace ad investire in acquisizioni immobiliari con il fine di riciclare gli introiti generati dal narcotraffico e da altre attività delittuose.

Antonio Fameli
Antonio Fameli

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