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Operazione Alba E Tramonto: La Società Di Polistena

(I PDF degli atti processuali collegati si trovano alla fine dell'articolo)

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Il 1 luglio, 2008, la Polizia di Stato ha portato a termine l’operazione “Alba e Tramonto”, un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, che ha portato all’arresto di 27 persone e al sequestro di beni per un valore complessivo di 1,5 milioni di euro. L’inchiesta ha svelato un’organizzazione criminale dedita al traffico di droga con base nella Piana di Gioia Tauro e ramificazioni in Lazio, Toscana, Piemonte e altre province calabresi.

L’indagine

L’attività investigativa prese avvio dalla ricerca del latitante Renato Petullà, colpito da numerosi provvedimenti di custodia cautelare e successivamente catturato nel 2007. Durante la ricerca del latitante, le autorità decisero di intercettare diversi numeri telefonici di persone che ritenevano vicine alla sua cerchia, scoprendo poi che alcuni di questi erano dediti al traffico e alla distribuzione di stupefacenti come eroina, cocaina, hashish e marijuana in tutta la regione e in altre aree del Nord e Centro Italia.

Secondo quanto emerso, il traffico era gestito da cosche storiche come Nirta-Strangio di San Luca, Petullà-Ladini di Cinquefrondi e Squillace di Polistena, e si estendeva sia nella Piana di Gioia Tauro sia nella Locride. La rete di spaccio era così organizzata da includere centri di smistamento, laboratori per il confezionamento della droga e punti vendita operativi anche tramite esercizi commerciali, come un negozio di telefonia mobile a Polistena.

Gli arresti e i sequestri

L’operazione ha portato all’esecuzione di 31 ordinanze di custodia cautelare, di cui 27 sono state eseguite sul territorio calabrese e in altre regioni. I beni sequestrati comprendevano un negozio di telefonia, un laboratorio per la lavorazione del marmo con abitazione, un appartamento e un’automobile.

Tra gli arrestati figurano, tra gli altri: Giuseppe Trimarchi, Sebastiano Bruzzese, Cristian Sergio, Orazio Ierace, Immacolata Petullà, Nicodemo Angiolini, Velio Borgese, Silvio Borgese e Alfredo Lombardo.

Un caso particolare ha riguardato un arresto a Mangone, dove la Polizia di Cosenza è riuscita a catturare un sospetto che nel frattempo si era trasferito per lavoro, dimostrando la complessità delle operazioni di localizzazione dei membri dell’organizzazione.

Il processo e le condanne

Il processo di primo grado si è celebrato con rito abbreviato davanti al GUP Francesco Petrone e si è concluso nel gennaio 2010 con sedici condanne, due assoluzioni e la riqualificazione del reato per altri sette imputati. Le condanne complessive ammontano a 126 anni di carcere, con multe per circa 84.000 euro.

I condannati più rilevanti includono Giuseppe Trimarchi e Alfredo Lombardo, condannati a 14 e 14 anni rispettivamente, e altri membri della rete come Velio Borgese e Sebastiano Bruzzese, con pene dai 10 anni di reclusione. Alcuni imputati, come Albino Marafioti e Gianluca Petullà, sono stati assolti per non aver commesso il fatto, mentre per altri il reato è stato riqualificato e trasmesso nuovamente al pubblico ministero.

Il sostituto procuratore generale Francesco Mollace, in sede di appello nel marzo 2011, ha confermato le sedici condanne, ribadendo la solidità delle prove raccolte durante le indagini coordinate dal PM Roberto Di Palma.

Orazio Ierace
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