Giorgio Ambrosoli (Milano, 17 ottobre 1933 – Milano, 11 luglio 1979) fu un avvocato italiano nominato commissario liquidatore della Banca Privata Italiana e delle attività finanziarie del banchiere Michele Sindona. La sera dell’11 luglio 1979, egli fu assassinato da un sicario, un mafioso italo-americano di nome William Joseph Aricò, ingaggiato dallo stesso Sindona. L’omicidio avvenne mentre Ambrosoli stava accompagnando degli amici a casa dopo avere assistito ad un incontro di boxe. Poche parole e 4 pallottole misero fine alla vita del coraggioso avvocato.
Le indagini sull’omicidio di Ambrosoli furono condotte dai giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone (i quali, indagando su Sindona, scoprirono a Castiglion Fibocchi gli elenchi segreti degli affiliati alla loggia massonica P2). I due magistrati si basarono in gran parte sulla testimonianza di un ex trafficante di droga, Henry Hill (diventato testimone dell’FBI), che era stato dal 1974 al 1977 compagno di cella del killer Aricò nel penitenziario di Lewisburg insieme a tale Robert Venetucci, altro mafioso e trafficante di eroina italo-americano. Hill affermò di aver venduto una pistola ad Aricò, che gli avrebbe confidato che l’arma gli serviva per uccidere Ambrosoli su incarico di Sindona.
Il 19 febbraio 1984, Aricò morì in circostanze poco chiare mentre attendeva l’estradizione in Italia: precipitò da una finestra del Metropolitan Correctional Center di Manhattan, dove si trovava detenuto.
Il 18 marzo 1986, a Milano, Michele Sindona e Robert Venetucci furono condannati all’ergastolo per l’omicidio di Ambrosoli. Resta invece il mistero sui mandanti e sul perché l’avvocato, nonostante avesse denunciato le ripetute minacce ricevute poco prima della sua uccisione, non fosse stato protetto in alcun modo dalle autorità.

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Ambrosoli Assise Milano 1986