Mammasantissima: La Cupola Segreta Della ‘Ndrangheta

Paolo Romeo
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L’origine dell’inchiesta e la scoperta della componente “riservata”

Nel luglio del 2016 scattano gli arresti a Reggio Calabria e dintorni nell’ambito dell’operazione “Mammasantissima”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e condotta dai Carabinieri del ROS e del Comando Provinciale, che ci lavora ormai da quattro anni. L’inchiesta, diretta dal procuratore della Repubblica Federico Cafiero De Raho, dal procuratore aggiunto Gaetano Paci e dai sostituti procuratori Giuseppe Lombardo, Roberto Di Palma, Giulia Pantano, Stefano Musolino e Walter Ignazitto, insieme al comandante del ROS Giuseppe Governale, porta alla luce una struttura di vertice occulta della ‘ndrangheta. Secondo la tesi iniziale degli inquirenti, questa componente “riservata” o “invisibile” non si limitava ai metodi mafiosi tradizionali, ma operava come una cupola direttiva di derivazione massonica, sovraordinata rispetto all’organo collegiale denominato “Provincia”, con l’obiettivo di alterare gli equilibri degli organi costituzionali e infiltrarsi sistematicamente nella pubblica amministrazione, nell’economia e nella politica, dai livelli locali fino al Parlamento nazionale ed europeo.

Le retate e i primi provvedimenti cautelari

Il blitz del 15 luglio 2016 colpisce i presunti vertici di questa struttura elitaria e segreta, i cui nomi erano persino sconosciuti ai picciotti ordinari. Tra le persone colpite dai provvedimenti restrittivi figuravano l’avvocato ed ex parlamentare del PSDI Paolo Romeo, l’avvocato Giorgio De Stefano (ritenuto un capo storico dell’omonima cosca), l’ex sottosegretario regionale di centrodestra Alberto Sarra, l’ex funzionario regionale Francesco Chirico (cognato del boss Orazio De Stefano) e il senatore Antonio Stefano Caridi. Per quest’ultimo, eletto nel 2013 con il Popolo della Libertà e successivamente transitato in NCD e nel gruppo GAL, si rese necessaria l’autorizzazione all’arresto da parte del Senato della Repubblica, concessa nell’agosto del 2016 e seguita dalla sua costituzione nel carcere di Rebibbia. L’inchiesta si inseriva in una scia di operazioni condotte dai Carabinieri del ROS — tra cui Fata Morgana, Reghion, Sistema Reggio e Alchemia — che avevano svelato l’esistenza di comitati d’affari e reti relazionali occulte a Reggio Calabria.

La figura centrale di Paolo Romeo tra eversione nera e massoneria

Figura chiave attorno a cui ruotavano le inchieste della DDA era l’avvocato ed ex deputato del PSDI Paolo Romeo, indicato dagli investigatori come il principale regista e mente strategica della cupola politico-mafiosa. Già condannato in passato per concorso esterno in associazione mafiosa nel maxiprocesso Olimpia per i suoi legami con i De Stefano, Romeo vantava un passato politico nella destra estrema ed era noto alle cronache storiche e giudiziarie per aver partecipato attivamente ai moti di Reggio Calabria e per aver gestito, in passato, la latitanza del neofascista padovano Franco Freda. Secondo l’accusa originaria, Romeo e l’avvocato Giorgio De Stefano manovravano le leve del potere cittadino e regionale fin dai tempi delle elezioni amministrative del 2002 che portarono all’ascesa di Giuseppe Scopelliti a sindaco di Reggio Calabria, delineando un progetto a lungo termine volto a condizionare le istituzioni statali.

Politici, faccendieri e gregari coinvolti nell’indagine

L’indagine ha coinvolto una fitta rete di personaggi istituzionali, politici e gregari accusati a vario titolo di associazione mafiosa, concorso esterno e voto di scambio politico-mafioso. Tra questi figuravano l’ex sottosegretario regionale Alberto Sarra, ritenuto il braccio politico operativo in sinergia con Paolo Romeo; l’ex presidente della Provincia di Reggio Calabria Giuseppe Raffa (accusato di corruzione); e il parroco del santuario di Polsi, don Giuseppe Strangio, accusato di associazione segreta per aver fatto da mediatore tra gli apparati dello Stato e i vertici della ‘ndrangheta. Sotto la lente della Dda finirono inoltre l’ex governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti (ascoltato dai magistrati nell’autunno del 2016 in merito ai presunti sostegni elettorali ricevuti dai clan), l’ex senatore di Alleanza Nazionale Domenico Kappler, e figure minori coinvolte nello scambio di voti come Alessandro Bruno Delfino, Roberto Moio e Bruno Nicolazzo, legati alla cosca Tegano di Archi.

L’accorpamento nel maxiprocesso “Gotha”

Alla fine del dicembre 2016, la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a 72 persone, formalizzando l’accorpamento di cinque distinte inchieste (Mammasantissima, Sistema Reggio, Fata Morgana, Reghion e Alchemia) in un unico, mastodontico procedimento giudiziario denominato “Gotha”. L’obiettivo della Procura era celebrare un processo unitario per smantellare il blocco di potere politico-affaristico-mafioso che avrebbe dominato la vita regginese per decenni. Nel corso degli anni successivi, l’iter cautelare ha registrato aspri scontri giuridici, inclusi i ripetuti annullamenti con rinvio disposti dalla Corte di Cassazione tra il 2017 e il 2018 in merito alle esigenze di custodia cautelare, che avevano portato, tra l’altro, alla scarcerazione dell’ex senatore Antonio Caridi, il quale aveva affrontato il dibattimento in stato di libertà assistito dai suoi legali, gli avvocati Valerio Spigarelli e Carlo Morace.

La sentenza della Corte d’Assise e di primo grado del 2021

Il rito ordinario del maxi-processo “Gotha” si era concluso in primo grado il 30 luglio 2021 con una sentenza del Tribunale di Reggio Calabria che aveva in parte confermato l’impianto accusatorio della Procura, riconoscendo la sussistenza della struttura associativa e condannando diversi imputati di spicco. Tra questi, l’avvocato Paolo Romeo era stato ritenuto colpevole e condannato come uno dei vertici del sistema, così come l’ex sottosegretario Alberto Sarra (condannato a 13 anni) e don Giuseppe Strangio (condannato a 9 anni e 4 mesi). Altri imputati avevano ricevuto pesanti condanne, come Carmelo Giuseppe Cartisano (20 anni) e Marcello Cammera, mentre in altri segmenti del procedimento l’avvocato Giorgio De Stefano era stato condannato in primo grado e successivamente in appello a pene significative, prima dei successivi interventi della Suprema Corte.

La svolta definitiva della Cassazione per Giorgio De Stefano

Un tassello cruciale nel progressivo ridimensionamento dell’impianto originario si è registrato nel dicembre del 2025, quando la seconda sezione della Corte di Cassazione ha pronunciato una sentenza storica annullando senza rinvio la condanna a 10 anni di reclusione che era stata inflitta in appello all’avvocato Giorgio De Stefano. La Suprema Corte ha accolto le tesi difensive assolvendo definitivamente De Stefano con la formula “perché il fatto non sussiste”, ponendo fine alla sua vicenda giudiziaria dopo anni di detenzione preventiva e smontando la qualificazione di “testa pensante” della componente riservata che gli era stata attribuita dai magistrati inquirenti.

La sentenza d’Appello del 25 maggio 2026 e il crollo dell’accusa di cupola segreta

Poi, il 25 maggio 2026 la Corte d’appello di Reggio Calabria (presieduta da Gianfranco Grillone) ha depositato una sentenza d’appello bis che ha radicalmente ribaltato la decisione di primo grado del 2021, infliggendo un colpo durissimo alla tesi della cupola segreta. L’ex senatore Antonio Caridi è stato definitivamente assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, confermando il giudizio di non colpevolezza già emesso in precedenza e spingendo i suoi legali Spigarelli e Morace a denunciare il “populismo giudiziario” che secondo loro aveva portato al suo arresto autorizzato dal Parlamento nel 2016. Sorte analoga è toccata all’avvocato Paolo Romeo: la Corte d’Appello lo ha assolto dall’accusa di associazione mafiosa, disponendo la trasmissione degli atti in Procura affinché valuti la riqualificazione del reato in concorso esterno. Assoluzioni piene (“perché il fatto non sussiste” o con formule liberatorie) sono state pronunciate anche per don Giuseppe Strangio, per il defunto Francesco Sarra, per l’ex dirigente Marcello Cammera e per Antonio Marra, mentre per altri imputati sono intervenute prescrizioni o consistenti riduzioni di pena, ridisegnando completamente gli equilibri giudiziari e storici di una delle inchieste più ambiziose d’Italia.

Don Giuseppe Strangio
Don Giuseppe Strangio

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