Tra la fine degli anni Settanta e la prima metà degli anni Ottanta, l’Italia fu scossa da una scia di sangue e terrore firmata con una svastica e la sigla “Ludwig”. Dietro quel nome si celavano Wolfgang Abel e Marco Furlan, due giovani appartenenti all’alta borghesia veronese — figli rispettivamente di un alto dirigente assicurativo tedesco e del primario del centro ustioni di Verona. In nome di un delirio ideologico di stampo neonazista, i due decisero di compiere un’opera di presunta “purificazione” del mondo da tutto ciò che consideravano deviato: prostitute, omosessuali, senzatetto, tossicodipendenti, sbandati, religiosi e frequentatori di sale cinematografiche a luci rosse.
La scia di sangue e la firma del Terzo Reich
La sequenza dei crimini commessi da Abel e Furlan fu lunga e brutale, disseminata tra il Veneto, la Lombardia e la Baviera. Il primo omicidio risale al 25 agosto 1977 a Verona, con l’incendio dell’auto in cui dormiva il senzatetto Guerrino Spinelli. Seguirono l’assassinio del cameriere Luciano Stefanato a Padova nel 1978, la morte di Claudio Costa a Venezia nel 1979 e le successive rivendicazioni con l’aquila nazista e il motto “Gott mit uns”.
La follia omicida proseguì con l’uccisione di Alice Maria Baretta a Vicenza, il rogo della torretta di Porta San Giorgio a Verona (dove morì Luca Martinotti), l’aggressione mortale ai frati di Monte Berico (Gabriele Pigato e Giuseppe Lovato), l’omicidio di don Armando Bison a Trento e la strage del cinema a luci rosse “Eros” di Milano del 14 maggio 1983, in cui persero la vita sei persone, tra cui il medico passante Livio Ceresoli. La catena di terrore si chiuse l’8 gennaio 1984 con l’attentato alla discoteca “Liverpool” di Monaco di Baviera (dove morì la cameriera Corinne Tartarotti) e l’arresto avvenuto poche settimane dopo, il 4 marzo 1984, alla discoteca Melamara di Castiglione delle Stiviere.
L’arresto, le condanne e la fine di Abel
Il processo celebrato nei confronti dei due “gemelli del crimine” si concluse con la condanna definitiva a 27 anni di reclusione.
Marco Furlan, dopo una fuga all’estero e la cattura a Creta nel 1995, ha scontato il suo debito con la giustizia, ottenendo l’affidamento ai servizi sociali nel 2008 e la completa libertà nel 2010, dopo aver conseguito una seconda laurea in ingegneria informatica. Nel 2018 ha incontrato Papa Francesco chiedendo perdono per i suoi crimini.
Wolfgang Abel, beneficiario degli arresti domiciliari dal 2009 e tornato libero nel 2016, è morto il 25 ottobre 2024 all’età di 65 anni all’ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, dopo aver trascorso gli ultimi anni in stato vegetativo in seguito di quella che si ritiene essere una caduta domestica.
La riapertura delle indagini e i legami con l’estrema destra veronese
Per decenni la versione ufficiale ha dipinto Abel e Furlan come una cellula isolata e autonoma. Tuttavia, la riapertura delle indagini sul rogo del cinema Eros da parte della Procura di Milano (guidata dai PM Leonardo Lesti e Francesca Crupi) — stimolata anche dai recenti approfondimenti sul presunto “terzo uomo” descritto dal gestore del locale — ha riportato l’attenzione sui retroscena e sulle coperture di cui godeva l’eversione scaligera.
In questo contesto si inseriscono i pesanti interrogativi sui legami tra i protagonisti degli anni bui della strategia della tensione e il mondo di Ludwig. Wolfgang Abel e Marco Furlan avevano frequentato le scuole superiori cittadine, in particolare il Liceo Fracastoro di Verona, incrociando ambienti in cui circolavano militanti della destra radicale e di Ordine Nuovo.
Il filo nero con Marco Toffaloni, Rita Stimamiglio e Ananda Marga
Le indagini e le testimonianze storiche — tra cui quelle rese da figure chiave come l’ex ordinovista Giampaolo Stimamiglio — hanno acceso i riflettori su una fitta rete di cenacoli e gruppi di copertura, tra cui il movimento spirituale di origine indiana Ananda Marga (fondato in India da Prabhat Rainjan Sarkar e radicatosi a Verona a metà degli anni Settanta), registrato davanti a un notaio il 17 luglio 1975. Tra i fondatori dell’associazione figurava Rita Stimamiglio (sorella di Giampaolo), militante di Ordine Nuovo e vicina a Francesca Mambro, insieme al suo compagno dell’epoca Paolo Marchetti.
Intorno a questo stesso perimetro di contiguità e frequentazioni della destra eversiva veronese ruota la figura di Marco Toffaloni (noto anche con il soprannome di Tomaten), condannato in via definitiva a trent’anni di reclusione quale uno degli esecutori materiali della strage di Piazza della Loggia a Brescia del 28 maggio 1974. Toffaloni, originario dello stesso contesto e studente negli stessi anni nello stesso istituto superiore — il Liceo Fracastoro — frequentato da Abel e Furlan, risulta storicamente legato proprio a Rita Stimamiglio e a Paolo Marchetti. Nelle ricostruzioni investigative e nelle deposizioni relative agli alibi e alle coperture di quel periodo, i nomi di Marco Toffaloni, Rita Stimamiglio e Paolo Marchetti si intrecciano costantemente con i fermenti e le protezioni della galassia neonazista, delineando un unico, torbido calderone di militanza nera, trame sotterranee e connivenze che univa idealmente e relazionalmente i protagonisti della strage del 1974 con le propaggini eversive che avrebbero generato, anni dopo, i delitti di Ludwig.

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Ludwig Sentenza Assise Venezia 09 05 1990 Rg 19-1987