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L’omicidio Di Mauro Rostagno

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Mauro Rostagno (Torino, 6 marzo 1942 – Lenzi di Valderice, 26 settembre 1988) è stato un sociologo, giornalista e attivista italiano ucciso da Cosa Nostra in un agguato in contrada Lenzi, nei pressi della sede della comunità socioterapeutica Saman, della quale Rostagno era uno dei fondatori. I sicari lo aspettarono sul bordo della strada e fecero fuoco con un fucile a pompa e una calibro 38, non lasciandogli scampo.

Rostagno era stato anche uno dei fondatori del movimento ‘Lotta Continua’ insieme ad altri studenti della facoltà di sociologia dell’università di Trento, come Renato Curcio, Mara Cagol e Marco Boato – alcuni dei quali si diedero poi alla lotta armata fondando le Brigate Rosse.

Ma Rostagno non era un violento e preferiva i libri alle armi. Dopo la laurea nel 1970 per due anni fu ricercatore del CNR poi si trasferì a Palermo come assistente alla cattedra di sociologia dell’università. Oltre all’insegnamento, Rostagno fu rappresentante locale di Lotta Continua fino al suo scioglimento nel 1976. Emigrato poi in India, Rostagno seguì gli insegnamenti del guru Bhagwan Shree Rajneesh (anche noto come Osho).

Nel 1980 Rostagno si trasferì nuovamente in Sicilia, dove fondò la comunità ‘Saman’, sulla falsa riga della comune di Osho in India, poi trasformandola in comunità terapeutica che si occupava tra l’altro del recupero di persone tossicodipendenti.

Dalla metà degli anni ottanta Rostagno cominciò a lavorare come giornalista e conduttore per l’emittente televisiva locale Radio Tele Cine (RTC), occupandosi di Mafia. Attraverso la TV prese a denunciare le collusioni tra Cosa nostra e la politica locale: tra i tanti servizi giornalistici di denuncia del fenomeno, la trasmissione di Rostagno seguì tutte le udienze del processo per l’omicidio del sindaco di Castelvetrano, Vito Lipari, per il quale erano imputati i boss Nitto Santapaola e Mariano Agate.

Diventato troppo scomodo, Cosa Nostra decise allora di tappargli la bocca con il vile agguato nel quale Rostagno perse la vita.

Le indagini sulla morte di Rostagno furono inquinate da una serie di depistaggi che miravano ad accusare i suoi ex compagni di Lotta Continua e che legavano il delitto Rostagno alla morte del commissario Luigi Calabresi. La pista era stata suggerita ai magistrati da un colonnello dei Carabinieri chiamato Elio Dell’Anna.

Successivamente, la procura di Trapani imboccò un’altra pista inverosimile, cioé che Rostagno fosse stato ucciso per questioni di droga legate alla sua attività con Saman.

L’omicidio di Mauro Rostagno fu anche collegato ad un traffico di armi con la Somalia, con la massoneria deviata e con gli omicidi della giornalista Ilaria Alpi e del suo operatore Miran Hrovatin.

Solo a 32 anni dalla morte di Rostagno, la Corte di Cassazione mise la parola fine alla vicenda, condannando definitivamente all’ergastolo Vincenzo Virga, capo trapanese di Cosa Nostra, per la morte del giornalista.

Mauro Rostagno
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