Lea Garofalo (Petilia Policastro, 24 aprile 1974 – Milano, 24 novembre 2009) è stata una testimone di giustizia italiana, attirata in un tranello e uccisa dal suo compagno e padre di sua figlia Carlo Cosco nel 2009.
All’età di 16 anni Lea viene data in sposa a Carlo, appartenente alla ‘ndrina dei Combierati, originari di Petilia Policastro e chiamati anche Combierati-Garofalo-Cosco. Secondo le autorità, i Combierati sarebbero alleati dei Coco-Trovato e sarebbero molto attivi in alcuni quartieri di Milano, in particolare in quello di Oggiaro.
Nella seconda metà degli anni 90 Lea, con una figlia, Denise, ancora piccola, decide di sottrarsi al giogo della ‘Ndrangheta e si rivolge agli inquirenti, diventando testimone di giustizia. Interrogata, riferisce dell’attività di narcotraffico condotta dai Cosco grazie al benestare del boss Tommaso Ceraudo. Lea racconta al magistrato anche dell’omicidio di suo fratello Floriano, anch’egli ‘ndranghetista e ucciso – dice Lea – dal suo convivente Carlo e dal cognato Giuseppe.
Nel 2002 Lea viene ammessa nel programma di protezione che trasferisce lei e la figlia continuamente da una città all’altra, senza fornirle i mezzi minimi per una sussistenza dignitosa. Inoltre, nel 2006, ne viene estromessa perché ritenuta inattendibile.
Lea protesta e si rivolge prima al TAR del Lazio e poi al Consiglio di Stato e nel 2007 viene riammessa nel programma, sempre come collaboratrice di giustizia e mai come testimone. Nell’aprile del 2009, stanca di quella vita, decide di rinunciare a ogni tutela e di tornare a Petilia Policastro, dove riallaccia i rapporti con Carlo Cosco.
Ma lui non ha dimenticato. Il 5 maggio 2009 si presenta a casa di Lea Massimo Sabatino, sicario mandato a rapire e uccidere la donna per lo sgarro fatto. Lea riesce a sfuggire grazie alla figlia Denise, allora adolescente.
Lea denuncia l’accaduto ai Carabinieri e torna a Milano, dove il 20 novembre 2009 viene chiamata da Carlo Cosco, che le dice di volerla incontrare per parlare del futuro della loro figlia. Quattro giorni dopo, Cosco attira Lea in un appartamento che si era fatto prestare. Ad attendere i due vi è Vito Cosco detto “Sergio”, che aiuta Carlo a uccidere la donna. Il suo cadavere viene poi trasferito a San Fruttuoso, un quartiere di Monza da Carmine Venturino, Rosario Curcio e Massimo Sabatino. Li verrà bruciato nell’arco di tre giorni, finché non ne rimarranno soltanto le ossa.

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