La Seconda guerra di mafia (1981-1983) fu il più violento conflitto interno a Cosa nostra. Non si trattò di una semplice faida tra famiglie, ma di un’offensiva pianificata dai Corleonesi per eliminare gli avversari e prendere il controllo assoluto dell’organizzazione. Questo scontro segnò un punto di non ritorno, cambiando per sempre la storia della mafia siciliana.
La Salita al Potere dei Corleonesi
Guidati dal boss Totò Riina, i Corleonesi erano un gruppo di mafiosi originari di Corleone, spesso sottovalutati e ritenuti “contadini” dalle famiglie palermitane più tradizionali. Negli anni ’70, agendo con astuzia e ferocia, conquistarono una posizione di forza all’interno della Commissione di Cosa nostra. La loro strategia era spietata: uccidere non solo i boss rivali, ma anche i loro parenti, amici e persino le loro famiglie, violando così le regole non scritte che fino a quel momento avevano retto le faide interne.
Il conflitto scoppiò ufficialmente nel 1981. I Corleonesi avevano già ottenuto la complicità di diversi “soldati” all’interno delle altre famiglie, che erano disposti a tradire i propri capi in cambio di denaro e potere.
Le Vittime Illustri e i “Lupi”
La guerra fu un massacro. Tra le prime vittime eccellenti ci furono Stefano Bontate e Salvatore Inzerillo, due dei boss più potenti di Palermo, uccisi rispettivamente il 23 aprile e il 10 maggio 1981. Le loro morti diedero il via a un’escalation di violenza che travolse la città. Gli omicidi si contavano a decine ogni settimana, con centinaia di morti in pochi anni.
I Corleonesi vennero soprannominati “i Lupi” per la loro ferocia. La loro strategia non mirava a vincere una guerra, ma a sterminare ogni opposizione, inclusi i civili. Questa brutalità si estese anche alle figure dello Stato: tra le vittime di quegli anni si contano magistrati, giornalisti, poliziotti e politici che avevano osato opporsi a Cosa nostra. Tra i più celebri, il segretario del PCI siciliano Pio La Torre e il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Le Conseguenze Giudiziarie e l’Eredità del Conflitto
Il conflitto si concluse con la vittoria dei Corleonesi. Totò Riina assunse il ruolo di “capo dei capi” e diede inizio alla stagione del terrore, culminata nelle stragi del 1992 e 1993. Tuttavia, la ferocia della guerra ebbe una conseguenza inaspettata per la mafia: la collaborazione con la giustizia.
La violenza cieca dei Corleonesi spinse alcuni mafiosi, come Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno, a tradire il codice d’onore e a collaborare con i magistrati. Le loro rivelazioni, in particolare quelle di Buscetta a Giovanni Falcone, furono la base del Maxiprocesso di Palermo, il più grande processo contro la mafia mai celebrato. Con la sua sentenza, il Maxiprocesso non solo condannò centinaia di mafiosi, ma demolì l’idea di una mafia romantica e invincibile, rivelandone per la prima volta la struttura unitaria e verticistica.
La Seconda guerra di mafia, pur avendo consolidato il potere dei Corleonesi, ha inconsapevolmente fornito allo Stato gli strumenti per una lotta più efficace, segnando l’inizio del declino del potere mafioso come era stato conosciuto fino a quel momento.

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Seconda Guerra Mafia Sentenza Palermo 11 06 2004 Rgca 12-1994