La faida di San Luca è tra gli eventi criminali più sanguinosi e significativi della storia della ‘Ndrangheta. Un conflitto interno durato oltre 15 anni che, iniziato per un futile gesto tra adolescenti, ha attraversato decenni, paesi e persino confini nazionali, culminando nella strage di Duisburg del 2007, che portò l’attenzione dell’Europa sulla violenza endemica delle cosche calabresi.
Le origini: uno scherzo fatale
Il 10 febbraio 1991, durante i festeggiamenti di Carnevale, un gruppo di giovani legati ai clan Nirta-Strangio lanciò delle uova contro il circolo ARCI di San Luca, gestito da Domenico Pelle, esponente della famiglia Pelle-Vottari, detti i “Gambazza”. Lo sgarro provocò una reazione immediata: i giovani responsabili vennero pestati a sangue. In risposta, membri del clan Nirta-Strangio cercarono vendetta. L’incontro casuale con un affiliato dei Vottari, Antonio, degenerò rapidamente: l’uomo, spaventato, aprì il fuoco, uccidendo Francesco Strangio (20 anni) e Domenico Nirta (19 anni) e ferendo altri due giovani.
Ci fu un tentativo di scongiurare lo scontro, chiedendo a chi aveva sparato, Antonio Vottari, di lasciare San Luca. Vottari però restò e per questo fu ucciso il 25 luglio del ’92, il volto massacrato da 12 colpi: ogni famiglia avversaria gli aveva sparato un colpo in faccia.
Gli anni di piombo: 1991-2005
Tra il 1991 e il 1993, la faida fece nuove vittime, tra cui due capibastone della cosca Pelle-Vottari. Da allora, la vendetta divenne sistematica e ciclica. Nel 2005, nuovi episodi segnarono una recrudescenza del conflitto: l’omicidio di Salvatore Favasuli e, in risposta, quello di Antonio Giorgi. Le morti non facevano più rumore tra le montagne dell’Aspromonte: erano parte della nuova “normalità”.
La vendetta di “Ciccio Pakistan” e il Natale di sangue
Nel luglio 2006, Francesco Pelle, detto “Ciccio Pakistan”, figura chiave dei Pelle-Vottari, fu ferito gravemente in un attentato e finì su una sedia a rotelle. Umiliato e isolato dalla sua stessa famiglia, meditò la vendetta per mesi. La notte di Natale, ordinò un attentato contro Giovanni Nirta. L’uomo si salvò, ma la sua consorte Maria Strangio fu uccisa, e anche il figlio piccolo rimase ferito.
Questo omicidio segnò un punto di non ritorno: le famiglie, già sfibrate dal conflitto, iniziarono a prendere le distanze. Alcuni clan, tra cui i Pelle “Gambazza”, si dissociarono apertamente, definendo l’agguato una “cosa storta” e consegnando agli avversari i responsabili dell’attacco.
La strage di Duisburg e l’escalation internazionale
Il 15 agosto 2007, sei persone ritenute vicine ai Pelle-Vottari furono massacrate a Duisburg, in Germania, davanti a un ristorante italiano. Fu il momento di massima visibilità della faida: la stampa europea scoprì che una vendetta mafiosa nata in un borgo dell’Aspromonte poteva uccidere a 2.000 chilometri di distanza.
Arresti, latitanze e resa dei conti
Negli anni seguenti, le forze dell’ordine intensificarono le operazioni. Tra il 2013 e il 2017 vennero arrestati numerosi protagonisti della faida: Francesco Nirta nei Paesi Bassi, Sebastiano Strangio, Santo Vottari, Antonio Strangio. Tuttavia, la lunga durata del conflitto ha lasciato un solco profondo, confermando la potenza e la pericolosità delle cosche di San Luca.
San Luca, la mamma della ‘ndrangheta
San Luca non è un paese qualunque. È considerato la “mamma” della ‘Ndrangheta, un luogo dove le famiglie mafiose non solo governano il territorio, ma esportano potere e violenza in tutta Europa. Le faide, come quella tra i Nirta-Strangio e i Pelle-Vottari, nascono da offese percepite, si nutrono di sangue e trovano giustificazione in un codice d’onore che sfida ogni logica. Tuttavia, diversamente dalle guerre di ‘ndrangheta — come quelle degli anni Settanta e Ottanta — le faide solitamente rimangono localizzate, coinvolgendo solo le famiglie del paese.
Quella di San Luca è stata un’eccezione: per durata, brutalità e risonanza mediatica. Il dolore ha superato i confini locali, e la sete di vendetta ha sfondato ogni regola. Anche i mafiosi, in questo caso, hanno riconosciuto che era stato oltrepassato un limite.
“Una cosa peggiore non la potevano fare… hanno fatto una gran cazzata…” – Maria Gabriella Giorgi, fidanzata di Sebastiano Vottari, dopo l’omicidio di Maria Strangio.

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