Nel dicembre del 2011, la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli impresse una svolta radicale nella lotta alla criminalità organizzata campana eseguendo circa cinquanta ordinanze di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione battezzata “Il Principe e la scheda ballerina”. L’inchiesta scoperchiò un sistema tentacolare e corrotto radicato a Casal di Principe, svelando come la criminalità organizzata non si limitasse a imporre estorsioni o a gestire traffici illeciti, ma condizionasse direttamente la vita democratica attraverso una sistematica compravendita di voti in occasione delle elezioni amministrative. Al centro delle indagini vi erano due direttrici principali: da un lato la gestione fraudolenta delle consultioni elettorali, caratterizzata da pacchi alimentari, denaro contante distribuito nei vicoli e il sequestro preventivo delle tessere elettorali per blindare le preferenze; dall’altro il tentativo di edificare un imponente centro commerciale denominato “Il Principe”, destinato a riciclare capitali illeciti e mai realizzato a causa dei sequestri preventivi e degli interventi giudiziari.
La storia dei Casalesi e il loro sistema di potere
Per comprendere la portata di quelle dinamiche occorre risalire alla natura del clan dei Casalesi, che non è una semplice cosca mafiosa circoscritta a un territorio ristretto, bensì una potente e strutturata confederazione di famiglie camorristiche radicata nell’agro aversano. Sotto la guida di capi storici implacabili come Francesco Schiavone, detto Sandokan, e Francesco Bidognetti, detto Cicciotto ‘e mezzanotte, l’organizzazione ha esercitato per oltre trent’anni un controllo militare ed economico soffocante sull’intera provincia di Caserta, nota storicamente come “Terra di Lavoro”. I Casalesi si sono evoluti progressivamente in una vera e propria holding affaristica e imprenditrice, capace di infiltrarsi nei grandi appalti pubblici, nella gestione dei rifiuti e nei circuiti finanziari nazionali, grazie a un metodo fondato non solo sulla violenza e sull’intimidazione, ma sulla ricerca sistematica di una sponda istituzionale e legale.
I legami con la politica e l’imprenditoria
Il sistema di potere che legava i Casalesi alla politica trovava il suo fulcro in un vero e proprio patto organico e reciproco con esponenti di primo piano di Forza Italia, partito di cui Nicola Cosentino era il coordinatore regionale in Campania e l’uomo forte indiscusso. La confederazione camorristica e la rete politica operavano in stretta simbiosi: i clan azzeravano le storiche faide interne tra le famiglie Schiavone e Bidognetti per mobilitare capillarmente i territori e garantire pacchetti massicci di voti blindati ai candidati di riferimento durante le elezioni amministrative, regionali e nazionali. In cambio di questa legittimazione elettorale e del controllo delle urne, il ceto politico e amministrativo colluso si metteva a totale disposizione del sodalizio mafioso. Questo asse strategico consentiva di pilotare appalti milionari — come dimostrato nei procedimenti sul ciclo dei rifiuti e sui consorzi misti —, di sbloccare licenze edilizie irregolari e di agevolare gli affari delle imprese vicine ai boss, permettendo ai colletti bianchi e ai clan di riciclare i proventi illeciti in operazioni economiche complesse e di blindare il controllo assoluto del territorio casertano.
I collaboratori
Le informazioni investigative e i riscontri che hanno permesso alle autorità di smantellare il sistema illecito e di colpire i vertici del clan dei Casalesi e della rete politica collusa sono stati forniti in primo luogo da una serie di importanti collaboratori di giustizia. Tra questi figurano figure chiave della criminalità organizzata casertana come Gaetano Vassallo (imprenditore ed ex referente dei Bidognetti), Dario De Simone, Raffaele Frascogna e Anna Carrino (compagna del boss Francesco Bidognetti), i quali hanno svelato dall’interno i patti elettorali, la gestione degli appalti e i canali di comunicazione tra i capi detenuti o latitanti e i referenti istituzionali.
Nicola Cosentino e gli altri politici coinvolti nella vicenda
La figura centrale attorno a cui si è polarizzata l’attenzione mediatica e giudiziaria di quel periodo è stata quella di Nicola Cosentino, storico dirigente di Forza Italia in Campania e già sottosegretario all’Economia durante i governi Berlusconi, considerato a lungo l’uomo forte del centrodestra nella regione. Coinvolto in diversi tronconi processuali, Cosentino ha affrontato iter giudiziari complessi: sebbene sia stato assolto in via definitiva nel marzo del 2023 dall’accusa di tentato reimpiego di capitali illeciti mossa nei suoi confronti nel processo “Il Principe”, la sua parabola giudiziaria si è conclusa con una condanna definitiva a dieci anni di reclusione per concorso esterno in associazione camorristica nel maxiprocesso Eco 4, relativo al controllo mafioso sul settore dei rifiuti.
Accanto a lui, l’inchiesta giudiziaria ha travolto numerosi amministratori locali e rappresentanti istituzionali, tra cui l’ex sindaco di Casal di Principe Cipriano Cristiano, ritenuto il punto di riferimento politico amministrativo locale e condannato nei diversi gradi di giudizio per aver assecondato le logiche e le richieste del clan nella gestione dell’ente comunale. Insieme a loro, le indagini e i procedimenti derivati hanno coinvolto una fitta rete di tecnici, funzionari infedeli, prestanome e imprenditori collusi, come l’ingegnere Nicola Di Caterino e figure di raccordo come Giovanni Lubello, tracciando il perimetro di un sistema di potere politico-mafioso che ha segnato la storia recente del casertano.
La situazione detentiva attuale e la prospettiva di fine pena
Recluso nel penitenziario in seguito alla condanna definitiva maturata nel procedimento Eco 4, la posizione detentiva di Nicola Cosentino è andata incontro a importanti passaggi procedurali. Grazie ai ricalcoli della pena operati dai giudici della Corte d’Appello — che hanno riconosciuto riduzioni e continuazioni di reato — uniti ai giorni maturati per la liberazione anticipata concessa in virtù della buona condotta tenuta in carcere, il residuo di pena da scontare è sceso sotto la soglia critica. Forte di questi ricalcoli, la difesa ha avviato un percorso legale finalizzato a ottenere l’accesso a misure alternative alla detenzione, come l’affidamento in prova ai servizi sociali, aprendo la strada a un imminente ritorno in libertà che segnerebbe la conclusione materiale della sua lunga detenzione. C’è da aspettarsi un suo ritorno in politica? Nell’Italia attuale tutto è possibile…

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Il Principe Ordinanza Napoli 06 12 2011 Rgnr 23195-2010