referio Eversione,L'omicidio di Antonio Marino Il Giovedì Nero di Milano e l’omicidio di Antonio Marino

Il Giovedì Nero Di Milano E L’omicidio Di Antonio Marino

(I PDF degli atti processuali collegati si trovano alla fine dell'articolo)

Il Giovedì Nero di Milano e l’omicidio di Antonio Marino post thumbnail image

Milano, 12 aprile 1973. Quel giorno rimase tragicamente impresso nella memoria della città e dell’Italia intera come il “giovedì nero”.

Durante una manifestazione del Movimento Sociale Italiano (MSI), ufficialmente vietata dalla Questura per gravi motivi di ordine pubblico, esplosero violenze e scontri gravissimi tra militanti di estrema destra e le forze dell’ordine. In mezzo al caos, perse la vita il giovane agente di polizia Antonio Marino, 22 anni, colpito da una bomba a mano SRCM Mod. 35, lanciata da un esponente neofascista.

Il contesto e la preparazione della manifestazione

La manifestazione era stata convocata dai vertici del MSI e del Fronte della Gioventù per un comizio a Milano, guidato da Ciccio Franco, noto per le sue istigazioni alla violenza. L’obiettivo ufficiale era “dimostrare contro la violenza rossa”, ma la questura, preoccupata per la partecipazione di gruppi estremisti come Avanguardia Nazionale, Ordine Nuovo e Lotta di Popolo, pose il veto pochi minuti prima dell’inizio.

Nonostante il divieto, intorno alle 17:30 gruppi neofascisti si radunarono comunque, guidati da figure di spicco come il vicesegretario MSI Franco Servello, l’onorevole Francesco Petronio e Ignazio La Russa, allora leader del Fronte della Gioventù di Milano.

La manifestazione e le violenze: il lancio delle bombe e l’uccisione di Marino

La parata si trasformò rapidamente in una giornata di scontri e atti criminosi. Militanti neofascisti invasero la Casa dello Studente di Viale Romagna, vandalizzarono l’istituto Virgilio di Piazza Ascoli e lanciarono bombe a mano contro le forze dell’ordine.

Fu lungo via Bellotti che due bombe SRCM Mod. 35 furono lanciate: una ferì un passante e un agente, l’altra colpì al petto Antonio Marino, 22 anni, uccidendolo sul colpo. Altri dodici poliziotti furono feriti da schegge. Marino, originario della provincia di Caserta e poliziotto dal 1971, stava svolgendo il servizio d’ordine pubblico durante la manifestazione.

Le indagini e gli arresti

Immediatamente dopo gli eventi, la polizia arrestò oltre 150 militanti neofascisti. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Guido Viola, evidenziarono come la manifestazione fosse stata organizzata in modo pianificato, con riunioni preparatorie in un bar di Piazza San Babila, noto ritrovo dei neofascisti milanesi.

Tra i fermati emersero nomi legati a gruppi come La Fenice e Ordine Nuovo, tra cui Nico Azzi, che aveva fornito le bombe a mano, e i due giovani militanti Vittorio Loi e Maurizio Murelli, ritenuti responsabili del lancio degli ordigni.

Il processo e le condanne

Il processo per il cosiddetto “giovedì nero” si aprì il 10 aprile 1975 a Milano, diviso in due tronconi: uno per gli esecutori materiali e l’altro per i presunti mandanti politici, tra cui i deputati MSI Petronio e Servello, nei cui confronti l’autorizzazione a procedere fu però negata dalla Camera dei Deputati.

Loi e Murelli furono accusati di omicidio aggravato per la morte di Marino. Durante il dibattimento emersero tentativi di depistaggio, con Loi che cercò di incolpare un ufficiale di polizia. Il 27 maggio 1975 la Corte d’Assise condannò Loi a 23 anni di reclusione, Murelli a 20 anni e Nico Azzi a 3 anni di carcere.

In appello, nel 1977, le pene furono lievemente ridotte: Loi a 19 anni, Murelli a 18 e Azzi a 2 anni. La sentenza fu confermata dalla Cassazione nel 1978.

Le reazioni politiche e le controversie

Il MSI tentò formalmente di dissociarsi dagli atti violenti, offrendo un premio per identificare i colpevoli, che venne incassato da Gianluigi Radice, segretario provinciale del Fronte della Gioventù, la cui testimonianza fu decisiva. Tuttavia, il partito si impegnò anche a risarcire le famiglie coinvolte, senza però completare i pagamenti, scatenando ulteriori polemiche.

L’autorizzazione a procedere contro i politici missini coinvolti fu negata, e i dirigenti locali furono assolti nel 1978, mentre l’accusa di ricostituzione del Partito Fascista venne applicata con poca efficacia.

Il peso storico e simbolico

L’omicidio di Antonio Marino rappresenta una delle tante pagine oscure del terrorismo degli anni Settanta in Italia, simbolo della violenza eversiva che accompagnò quel decennio di conflitti politici e sociali. La Fenice, gruppo neofascista responsabile dell’attentato, aveva come obiettivo dichiarato la conquista del potere tramite l’uso della violenza, evidenziando come l’Italia di quegli anni fosse attraversata da pericolosi fermenti di estremismo.

La memoria dell’agente Marino, giovane servitore dello Stato senza colpe, rimane un monito contro ogni forma di violenza politica e un richiamo alla necessità di difendere lo Stato di diritto e la democrazia in ogni luogo e circostanza.

Antonio Marino
Antonio Marino

Vuoi discuterne con altri?
Partecipa alla discussione sul FORUM

Leggi anche: