‘Il Divo Giulio’, lo chiamò il giornalista Carmine Pecorelli, prima di venire assassinato nel marzo del 1979. Giulio Andreotti (Roma, 14 gennaio 1919 – Roma, 6 maggio 2013) è stato per decenni il dominus della politica italiana, traghettando il paese dai tempi dell’assemblea costituente fino alla fine della prima repubblica sempre rivestendo ruoli apicali e poi come senatore a vita fino al 2013, anno della sua morte.
Esponente di spicco della Democrazia Cristiana, sette volte Presidente del Consiglio e ventuno volte Ministro, grande amico degli Stati Uniti, fedele vassallo del Vaticano, nel 1993 fu accusato di partecipazione ad associazione mafiosa. Assolto in primo grado e condannato in appello, fu ‘graziato’ nell’ultimo grado di giudizio, quando la II sezione penale della Corte di Cassazione, nell’ambito di una sentenza quantomai anomala, sostenne che l’imputato era sì un collaboratore di Cosa Nostra, ma solo fino al 1980, reato ahimè ormai prescritto.

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Andreotti Almerighi Sentenza Perugia 15 06 2007 Rg 06-011448