L’operazione “Cent’anni di Storia”, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, ha inferto un durissimo colpo al cuore della ‘ndrangheta della Piana di Gioia Tauro, svelando un sistema di potere che si estendeva dal carcere ai salotti finanziari di Roma e Milano.
Il Blitz e gli Arresti Che Decapitarono la Cosca
Il 23 luglio 2008, la squadra mobile di Reggio Calabria, in collaborazione con i ROS dei Carabinieri, smantellò il nucleo di comando della cosca Molè-Piromalli, eseguendo 18 provvedimenti di fermo. Il blitz aveva un’urgenza precisa, come spiegò il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso: si è dovuto agire con immediatezza e celerità per evitare la “possibile guerra in atto con ulteriori spargimenti di sangue” a seguito dell’uccisione del boss Rocco Molè, avvenuto il primo febbraio precedente.
Pochi mesi dopo, l’11 giugno 2009, fu catturato il latitante Girolamo Molè, uno dei capi storici della ‘ndrangheta. La sua cattura, così come i fermi precedenti, non fu un episodio isolato: mise in evidenza la complessa rete di rapporti tra i clan Piromalli, Molè e Alvaro. Furono coinvolti anche diversi soggetti esterni all’organizzazione, come imprenditori e professionisti, tra cui un avvocato con studio a Roma e un commercialista.
Il Caso Miccichè: L’Irreperibile Faccendiere della Politica
Tra le persone irreperibili nel 2008 spiccava il nome di Aldo Miccichè, ex dirigente della Democrazia Cristiana negli anni Ottanta, all’epoca residente in Venezuela. Miccichè, un vero e proprio faccendiere, era al centro dell’inchiesta per il suo ruolo di mediatore tra il clan Piromalli e la politica di alto livello. La sua attività era legata a presunti brogli nel voto degli italiani all’estero alle ultime elezioni, finalizzati all’ottenimento di un’attenuazione della norma che regola il cosiddetto “carcere duro per i mafiosi”, il 41-bis. Le intercettazioni riportate nel provvedimento di fermo indicavano come Miccichè si fosse attivato, contattando anche figure politiche influenti come il senatore Marcello Dell’Utri, per favorire gli interessi dei capi in carcere. Miccichè fu arrestato qualche tempo dopo in Venezuela.
L’Assalto al Porto e la Collusione Sistemica
L’inchiesta si focalizzò sui finanziamenti destinati al porto di Gioia Tauro, snodo strategico nel Mediterraneo, dove erano previsti investimenti per centinaia di milioni di euro. Gli investigatori ricostruirono una vera sociologia del potere mafioso, scoprendo che la ‘ndrangheta non era più solo un’organizzazione militare, ma una potenza economica e relazionale.
Il Ruolo dei Clan e la Spaccatura
I clan Piromalli e Molè erano nel mirino per la gestione di affari e la penetrazione nei finanziamenti. Le indagini, in corso da oltre un anno, dimostrarono che professionisti e Imprenditori avrebbero dovuto inserirsi nelle attività del porto per conto dei clan, che sarebbero così entrati in possesso di parte dei finanziamenti. Un’azienda operante nel porto, la All Services, fu sequestrata a causa di accertate infiltrazioni mafiose.
La Catena di Comando aveva origine dall’interno dei carceri: come sottolineò il procuratore Grasso, Giuseppe Piromalli, «dal carcere, pur essendo in regime di 41 bis, riesce a trattare i propri affari e dà le direttive all’esterno».
Parallelamente, l’inchiesta documentò la delicata frattura tra i Piromalli e i Molè, storici alleati. In questo scenario di ridefinizione territoriale e conflitti sotterranei, il clan degli Alvaro di Sinopoli assunse un ruolo di equilibrio, stringendo la nuova alleanza con l’imprenditore romano Pietro D’Ardes per l’acquisizione della All Services.
Il Patto D’Ardes e la Frode Istituzionale
Dalle intercettazioni emerse il ruolo centrale dell’imprenditore Pietro D’Ardes, che si presentava ai boss come un uomo di collegamento con “gente ad alto livello, anche politico” e capace di sfruttare “un discorso massonico importante”. Figure esterne come l’avvocato Giuseppe Mancini e il liquidatore Gianluigi Caruso furono accusate di Concorso Esterno in Associazione Mafiosa e Corruzione, per aver facilitato gli interessi mafiosi nell’economia legale, manipolando le aste e fornendo informazioni riservate in cambio di soldi.
La Santa: cerniera Invisibile tra Mafia e Potere
Un elemento cruciale dell’inchiesta fu la ricostruzione del ruolo della “Santa”, l’organismo riservato della ‘ndrangheta, che funge da cerniera invisibile tra il mondo criminale e le élite.
La Santa non è un semplice grado, ma il luogo dell’intersezione tra l’illegalità e la legittimità istituzionale. Attraverso questa struttura, i clan avevano accesso agli amministratori pubblici e ai dirigenti di società strategiche ai politici di livello nazionale (come dimostrato dall’episodio Miccichè), nonché a professionisti influenti e circuiti massonici, sia palesi che ‘coperti’.
La Santa permetteva alla ‘ndrangheta di evolvere da organizzazione violenta a soggetto politico-strategico, esercitando un controllo sistemico che non si interrompeva neanche con il 41-bis. Le perquisizioni disposte anche in alcune carceri miravano proprio a verificare i contatti tra detenuti e mondo esterno, confermando che il potere mafioso conserva la propria autorità anche dietro le sbarre.
Le Condanne: La Chiusura del Cerchio Giudiziario
Il processo, culminato in via definitiva nel 2014 con la decisione della Cassazione, ha confermato l’impianto accusatorio e le pene severe.
Giuseppe Piromalli venne condannato a trent’anni di reclusione.
Girolamo e Domenico Molè ricevettero l’ergastolo, con periodi di isolamento diurno, una misura simbolica e operativa per troncare il legame tra il vertice e il clan sul territorio.
Anche Antonio e Natale Alvaro furono condannati a lunghe pene detentive.
Sul fronte dei “colletti bianchi”, la giustizia colpì con forza D’Ardes, Mancini e Caruso, riconoscendo nel loro operato un contributo attivo alla sopravvivenza e all’espansione del sistema criminale.
“Cent’anni di storia” non racconta un episodio criminale isolato, ma l’evoluzione della ‘ndrangheta a potere economico sistemico, dimostrando che la criminalità organizzata moderna non vive all’esterno della società, ma si infiltra nelle istituzioni, parla con i funzionari e stringe patti con i professionisti.

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Op Centanni Di Storia Ordinanza Custodia Cautelare Reggio Calabria 08 08 2008 Rgnr 6268-2006