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Buscemi, Bonura E Sansone: Il Ritorno Dei Vecchi Boss

(I PDF degli atti processuali collegati si trovano alla fine dell'articolo)

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Nonostante decenni di arresti e processi, la mafia palermitana continua a rigenerarsi, con i suoi vecchi padrini pronti a riprendere le redini del comando una volta tornati in libertà. Le intercettazioni della DDA di Palermo rivelano il loro attaccamento a un codice d’onore immutabile: “Abbiamo certe idee e le nostre idee sono sempre quelle che devono andare avanti, i nostri principi, perché poi moriamo, buttiamo il sangue”, dice Francesco Bonura. “L’importante quello è, però così dobbiamo morire, come nasciamo dobbiamo morire”, aggiunge Girolamo Buscemi.

Un’esistenza segnata da regole ferree e dalla convinzione che Cosa nostra, nonostante i colpi della magistratura, debba continuare a dettare legge.

Il ritorno dei vecchi padrini

A tornare in scena dopo lunghi anni di detenzione sono tre nomi storici:

  • Girolamo Buscemi, 72 anni, detto “Mummino”, punto di riferimento del mandamento di Passo di Rigano.
  • Francesco Bonura, 82 anni, imprenditore edile e figura chiave della famiglia mafiosa di Uditore.
  • Agostino Sansone, 76 anni, legato da sempre ai corleonesi e costruttore del complesso residenziale di via Bernini, dove Totò Riina trascorse gli ultimi anni della sua latitanza.

Usciti dal carcere, i tre boss non hanno perso tempo e hanno ripreso a gestire affari, appalti pubblici, estorsioni e il controllo del territorio, fino al procacciamento di voti per le elezioni. La loro riorganizzazione è stata stroncata da una nuova indagine della Dda di Palermo, che ha portato all’arresto di 20 persone e ha svelato come, nonostante i cambiamenti, la mafia continui a operare con metodi ben radicati.

Un’inchiesta “insabbiata”? Il caso Bonura e Buscemi

Mentre l’operazione della Dda di Palermo ha smantellato la nuova riorganizzazione mafiosa, un’altra inchiesta, stavolta della procura di Caltanissetta, riporta alla luce sospetti su una vicenda risalente agli anni ’90. Al centro c’è l’ex magistrato Gioacchino Natoli, accusato di aver insabbiato un’inchiesta su Buscemi e Bonura nell’ambito del dossier “Mafia e Appalti”.

Secondo i pm nisseni, Natoli avrebbe condotto un’“indagine apparente”, richiedendo intercettazioni telefoniche per un periodo estremamente breve (meno di 40 giorni) e solo su una parte delle utenze chiave. Inoltre, avrebbe disposto, in accordo con l’allora ufficiale della Guardia di Finanza Stefano Screpanti, che alcune conversazioni di grande rilievo non venissero trascritte.

Da queste intercettazioni sarebbe emerso un legame tra il politico democristiano Ernesto Di Fresco e Francesco Bonura. Di Fresco, ex presidente della Provincia di Palermo, sarebbe intervenuto per cercare di aggiustare il processo di appello per il duplice omicidio Chiazzese-Dominici, che vedeva imputati Bonura, Stefano Fontana e Vincenzo Di Maio.

Il duplice omicidio Chiazzese-Dominici

Il caso risale al 5 giugno 1982, quando Francesco Bonura e Stefano Fontana furono fermati dalla polizia a bordo di una Golf GT bianca, poco dopo l’omicidio di Francesco Chiazzese e Giuseppe Dominici, due rapinatori eliminati perché davano fastidio agli interessi mafiosi. La scena del crimine fu segnata dalla fuga di altre auto sospette: una Fiat 127 bianca, una Fiat Ritmo grigia e un’Alfa Sud gialla.

Negli anni successivi, il processo per l’omicidio si concluse con l’assoluzione di Bonura e degli altri imputati. Tuttavia, le intercettazioni recentemente riesaminate dai pm di Caltanissetta sembrano suggerire che quel verdetto fosse già atteso.

In una telefonata del gennaio 1992, Ernesto Di Fresco si congratulava con un familiare di Bonura per l’assoluzione:

Di Fresco: “Allora, complimenti, che bella notizia.”

Familiare di Bonura: “Ce l’aspettavamo, ma una cosa è dirlo, una cosa è vederlo scritto.”

Un dialogo che stride con l’ansia manifestata da Bonura in un’altra intercettazione con il politico democristiano:

Bonura: “Oggi, non va proprio.”

Di Fresco: “Francù, amunì, non fare questa voce.”

Le intercettazioni mai trascritte

Secondo l’ex magistrato Natoli, queste conversazioni non sarebbero mai state disponibili, poiché la Guardia di Finanza gli aveva comunicato che le intercettazioni non avevano prodotto risultati rilevanti. “La Guardia di Finanza, già in data 2 gennaio 1992, mi comunica che tre utenze telefoniche hanno dato risultato zero e quindi mi diceva: ‘Interrompi le operazioni’” ha spiegato Natoli in commissione antimafia. Tuttavia, i pm nisseni sospettano che alcune conversazioni siano state volutamente escluse dalla documentazione ufficiale.

In particolare, la nota agli atti di Screpanti evidenzia lo scetticismo della procura nei confronti dell’inchiesta. Un atteggiamento che, secondo gli inquirenti, avrebbe portato a una chiusura affrettata delle indagini su Bonura e Buscemi.

La cassaforte dei boss

Oltre alle nuove accuse, la recente inchiesta della Dda di Palermo ha portato al sequestro di sette società riconducibili ai boss, tra cui Golden Blu Costruzioni Srl, Società Cooperativa Futura, Florens Srl, VB Immobiliare Srl e Ad Astra Re Srl. Secondo gli investigatori, queste aziende erano delle vere e proprie cassaforti utilizzate per riciclare denaro e gestire affari illeciti.

Anche la discoteca Notr3, legata ad Alessandro Costa, è stata posta sotto sequestro. Inoltre, è stato arrestato l’architetto Mauro Pace, accusato di estorsione insieme a Roberto Sansone, per aver costretto un costruttore a pagare 170 mila euro per lavori mai svolti.

Il passato che ritorna

L’operazione che ha smantellato il ritorno dei vecchi boss dimostra come la vecchia guardia goda ancora di rispetto, mentre le indagini della procura di Caltanissetta riaprono un capitolo oscuro della storia giudiziaria italiana. Se le accuse dovessero trovare conferma, emergerebbe uno scenario inquietante: una giustizia condizionata da interferenze e depistaggi che avrebbero favorito l’impunità di importanti esponenti mafiosi.

Francesco Bonura
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