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Black Axe: La “Mafia” Nigeriana

(I PDF degli atti processuali collegati si trovano alla fine dell'articolo)

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Black Axe, l’ascia nera, nasce negli anni ’70 all’università di Benin City, in Nigeria, come una confraternita di studenti. All’inizio è una gang a metà tra un’associazione religiosa (o culto) e una banda criminale. Ha i suoi riti d’iniziazione e impone ai suoi affiliati una divisa: nella fattispecie si tratta di un basco con un teschio e due ossa incrociate, come il teschio dei pirati.

Ma la Black Axe non esiste solo in Nigeria. I suoi affiliati sono arrivati anche in Italia, soprattutto nei quartieri più poveri di città come Brescia e Torino ma anche al meridione, specialmente a Castel Volturno e Palermo. In queste città i componenti della Black Axe gestiscono lo spaccio di droga e la prostituzione delle connazionali. Ovviamente questo avviene con il beneplacito delle mafie autoctone, o almeno questo pare scontato, visto che i quartieri dove avvengono i traffici dei nigeriani sono storicamente controllati da Cosa Nostra e dalla Camorra.

Questo dato viene anche confermato dai colloqui intercettati dalle autorità. Nella fattispecie si tratta di una conversazione tra un boss locale, Giovanni di Giacomo (una volta affiliato alla banda di Pippo Calò, ora in carcere all’ergastolo) e suo fratello Giuseppe, ucciso pochi mesi dopo mentre passeggiava in pieno giorno nel quartiere della Zisa.

Parlando con il fratello del quartiere Ballarò, Giuseppe gli dice “Lì ci sono i turchi”, intendendo persone di colore, africani. E Giacomo gli chiede: “Quali turchi?”. “I nigeriani”, risponde Giuseppe. “Ma sono rispettosi”, dice, “mi vengono ad aspettare sotto casa per parlare, chiedere… e poi questi immagazzinano”.

Che cosa immagazzinano i nigeriani? Secondo le autorità, Giuseppe si riferiva alla droga, ovviamente…

Austin Johnbull
Austin Johnbull, uno dei nigeriani aggrediti dalla Black Axe a Ballarò

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