Il 14 luglio 2025, la Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Reggio Calabria ha sferrato un duro colpo alla ‘Ndrangheta con la maxi operazione “Arangea bis – Oikos”. L’intervento, che ha visto l’impiego congiunto di oltre 250 uomini tra Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza, ha portato a 54 arresti e alla denuncia di altre 28 persone in stato di libertà, disarticolando due distinte associazioni a delinquere dedite al traffico internazionale e allo spaccio al dettaglio di stupefacenti.
Il Procuratore facente funzioni Giuseppe Lombardo, nel corso di una conferenza stampa, ha sottolineato l’importanza dell’operazione, evidenziando la capacità dello Stato di “bucare la loro filiera organizzativa” e di contrastare un fenomeno mondiale in continua trasformazione. Il Procuratore aggiunto Walter Ignazitto ha rimarcato come gli arresti “fotografano il fenomeno narcotraffico a 360 gradi”, dalla produzione al riciclaggio.
I Vertici delle Organizzazioni Criminali
Le indagini, condotte tra il 2021 e il 2024, hanno rivelato l’esistenza di due gruppi criminali ben strutturati, con ruoli e responsabilità definite:
Operazione “Oikos”: Questa associazione, con base operativa nei territori di Reggio Calabria, Villa San Giovanni, San Roberto, Seminara, Gioia Tauro e Catania, era perfettamente organizzata per offrire ai potenziali acquirenti ogni qualità di droga: cocaina, crack, hashish e marijuana. A capo dell’organizzazione, con un ruolo di promotore, dirigente, organizzatore e finanziatore, è stato individuato Antonio Caracciolo, legato alla potente cosca Libri di Reggio Calabria. Affiancava Caracciolo nel ruolo di dirigente dell’associazione Raffaele Raco, che gestiva stabilmente, assieme a Caracciolo, anche rapporti con i sodali catanesi, presumibilmente affiliati al clan Santapaola, partecipando anche alle operazioni di trasporto e vendita dello stupefacente in Sicilia.
Secondo gli inquirenti, dopo la restrizione di Antonio Caracciolo agli arresti domiciliari, Domenico Pellegrino aveva assunto il ruolo di dirigente dell’associazione. Si occupava stabilmente dello stoccaggio dello stupefacente a Reggio Calabria, provvedendo al trasporto, alla custodia, alla preparazione e al confezionamento delle partite di droga, che poi distribuiva ai vari sodali incaricati della vendita o vendeva direttamente.
Operazione “Arangea Bis”: Questa associazione si era specializzata nell’importazione di ingenti quantitativi di cocaina da Ecuador, Spagna, Germania, Olanda e Belgio, sfruttando il porto di Gioia Tauro come hub strategico. Le indagini hanno rivelato una struttura criminale solida, con ramificazioni internazionali e la partecipazione di esponenti legati a storiche cosche di ‘ndrangheta.Il ruolo di promotore, dirigente, organizzatore e finanziatore dell’associazione era ricoperto da Saimir Bilacaj, di nazionalità albanese. Di concerto con Antonio Gullì e altri sodali, Bilacaj finanziava e organizzava in tutti i suoi aspetti le importazioni di cocaina dal Sud America al porto di Gioia Tauro, impartendo direttive e seguendo le varie fasi del carico, del trasporto via mare e dell’esfiltrazione. Decideva, sempre di concerto con Gullì, modalità, quantità e prezzi di distribuzione della cocaina, gestendo il trasferimento della droga e del denaro, nonché la consegna a soggetti di origine cinese incaricati del riciclaggio.
Gullì era in costante contatto con Antonio Rosario Trimboli e Giuseppe Stelitano, insieme ai quali svolgeva un’attività di intermediazione per la compravendita di ingenti quantità di cocaina. Organizzava e gestiva l’importazione di marijuana dalla Spagna e collaborava con Giuseppe Stelitano e Goran Blagojevic per l’importazione di hashish. Si occupava dell’acquisto di autovetture modificate per il trasporto dello stupefacente e controllava i movimenti delle forze dell’ordine. Adottava specifiche cautele per sottrarsi alle indagini, come la disinstallazione di trojan dal proprio telefono e la cancellazione delle conversazioni.
Il Ruolo Cruciale del Porto di Gioia Tauro, il “Fentanyl” e il Riciclaggio
Il porto di Gioia Tauro si conferma un crocevia fondamentale per il traffico internazionale di droga, con la presenza di “portuali infedeli” che agevolavano l’esfiltrazione della merce. Un elemento di particolare allarme emerso dalle intercettazioni dell’operazione “Oikos” è la comparsa del fentanyl, un potente oppioide sintetico. Il Procuratore Lombardo ha definito questa traccia “molto preoccupante”, data la pericolosità e la rapida diffusione di questa sostanza nel mercato degli stupefacenti a livello globale.
I soldi
L’inchiesta ha svelato un complesso sistema di riciclaggio dei proventi del narcotraffico. Le somme di denaro venivano trasferite a Roma, dove un gruppo specializzato, composto da soggetti di origine cinese, si occupava di reinserire i capitali illeciti nel circuito economico attraverso operazioni mirate. Le intercettazioni hanno mostrato l’utilizzo di “token” (banconote con codici seriali specifici) per identificare i corrieri, garantendo la sicurezza delle transazioni. Il denaro e la droga venivano spesso nascosti in fusti che venivano poi sotterrati, come emerso da un sequestro di 400.000 euro in contanti nel novembre 2021 a Vinco, frazione di Reggio Calabria.
Per coordinare i traffici e sfuggire ai controlli investigativi, gli indagati utilizzavano sistemi di messaggistica criptata, come la piattaforma SkyEcc, ormai ricorrente in contesti criminali di alto livello.
Inoltre, è stato documentato un grave episodio di estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un imprenditore edile aggiudicatario di un appalto da 230.000 euro per la realizzazione di una strada tra Roccaforte del Greco e la Diga del Menta, in Calabria.
Nel corso dell’operazione, sono stati sequestrati 117 kg di cocaina, nascosti all’interno di un autoarticolato appena uscito dal porto di Gioia Tauro, e 483.000 euro in contanti, occultati in un sito di stoccaggio a Reggio Calabria. Contestualmente alle misure cautelari personali, i Carabinieri hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo su beni mobili, immobili, società, conti correnti e rapporti finanziari, per un valore complessivo stimato in 1.5 milioni di euro, colpendo in modo significativo il patrimonio accumulato dall’organizzazione criminale.
Arrestato il Latitante Simone Alampi a Palma di Maiorca
A pochi giorni dall’operazione, il 18 luglio 2025, è giunta anche la notizia dell’arresto di Simone Alampi, 24enne, a Palma di Maiorca, in Spagna. Alampi era sfuggito alla cattura durante il blitz del 14 luglio ed era ricercato con mandato di arresto europeo. Individuato e arrestato grazie alla collaborazione internazionale di Polizia e all’attivazione del team F.A.S.T. (Fugitive Active Search Team), Alampi è accusato di aver partecipato con un ruolo di complice e punto di riferimento per il vertice dell’organizzazione criminale specializzata nel commercio di stupefacenti nella provincia di Reggio Calabria e nelle zone limitrofe.
L’operazione “Arangea bis – Oikos” rappresenta un significativo successo nella lotta al narcotraffico e alla criminalità organizzata. Le indagini, ancora in fase preliminare, continuano a delineare un quadro complesso di alleanze criminali transnazionali, dall’Albania alla Cina, con la ‘ndrangheta che si conferma un attore centrale sia nel traffico di droga che nel riciclaggio di denaro sporco. La DDA di Reggio Calabria ribadisce la sua determinazione nel contrastare un fenomeno in continua evoluzione, dimostrando la capacità di “bucare” le filiere organizzative criminali e di colpire al cuore il loro patrimonio illecito.

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