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Appalti Anas: Il “sistema” Verdini

(I PDF degli atti processuali collegati si trovano alla fine dell'articolo)

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L’inchiesta della Procura di Roma su presunte irregolarità nell’assegnazione di appalti Anas ha rivelato un vasto e ramificato sistema di corruzione e turbativa d’asta. L’indagine, avviata nella primavera del 2022 a seguito di una denuncia presentata da un ex dirigente di Anas, è culminata nel dicembre 2023 con l’emissione di diverse misure cautelari, tra cui gli arresti domiciliari per il presidente della società di lobbying Inver, Tommaso Verdini, e altre quattro persone. Anche l’ex senatore Denis Verdini, padre di Tommaso, è stato coinvolto nel procedimento, con accuse che lo indicano come un attore centrale nel presunto schema corruttivo.

Il funzionamento del sistema: Inver al centro del ciclone

Secondo l’impianto accusatorio, la società Inver, gestita da Tommaso Verdini e dal suo socio Fabio Pileri, fungeva da fulcro di questo sistema illecito. La Inver avrebbe “facilitato” le aziende clienti ad aggiudicarsi appalti pubblici fornendo loro, in cambio di denaro e favori, accesso a informazioni riservate. Queste informazioni, cruciali per vincere le gare, venivano ottenute grazie alla collaborazione di funzionari e dirigenti dell’Anas, che erano ricompensati con la promessa di avanzamenti di carriera o conferme in posizioni apicali ben remunerate all’interno di Anas o in altre società.

Il meccanismo è stato descritto dagli inquirenti come una “triangolazione con reciproci scambi e vantaggi”, in cui le imprese pagavano la società di lobbying, la quale a sua volta garantiva ai dirigenti compiacenti benefici professionali. Un’intercettazione ha immortalato i funzionari di Anas come “i marescialli che presiedono il fortino”, a sottolineare il loro ruolo strategico nel sistema. L’inchiesta ha interessato gare d’appalto per un valore complessivo stimato in 3 miliardi di euro, tra cui spicca una commessa da 180 milioni di euro per il risanamento di gallerie e, in particolare, gli appalti per la discussa autostrada Roma-Latina.

Il ruolo dei protagonisti e le connessioni politiche

L’indagine ha gettato luce sul presunto ruolo cruciale di Denis Verdini, che, con le sue influenti “sponde politiche e istituzionali”, avrebbe agito come garante del sistema. Secondo l’accusa, Verdini padre e figlio promettevano vantaggi alle imprese interessate in cambio di utilità. Le indagini hanno anche portato alla luce il nome di un possibile “sponsor” politico di Inver: il sottosegretario al Ministero dell’Economia Federico Freni. Gli inquirenti sostengono che i Verdini abbiano cercato di influenzare la nomina di Domenico Petruzzelli a Commissario Straordinario per l’autostrada Roma-Latina, organizzando incontri tra lo stesso Petruzzelli, Freni e altri dirigenti chiave, come Massimo Bruno del Gruppo Ferrovie dello Stato.

Oltre a Tommaso e Denis Verdini, sono indagati anche gli imprenditori Angelo Ciccotto, Antonio Samuele Veneziano e Stefano Cicchitani. I funzionari di Anas Paolo Veneri e Luca Cedrone, sospesi dal servizio, sono accusati di aver venduto informazioni riservate. Anas si è costituita parte offesa nel procedimento, delineando il quadro di un’organizzazione statale danneggiata da un sistema di corruzione interno.

Gli esiti giudiziari e le condanne passate

La complessa vicenda giudiziaria ha avuto esiti diversi per i vari imputati. Nel novembre 2024, Tommaso Verdini ha patteggiato una pena di 2 anni e 9 mesi, che è stata convertita in lavori di pubblica utilità. Anche l’imprenditore Angelo Ciccotto ha patteggiato, ottenendo una pena di 1 anno e 9 mesi con sospensione condizionale. Per Denis Verdini, invece, l’indagine è stata chiusa e l’accusa contestata è quella di corruzione in concorso, passo che di solito precede una richiesta di rinvio a giudizio.

Questo procedimento si aggiunge a un nutrito elenco di condanne definitive già subite da Denis Verdini, tra cui la pena di 6 anni e mezzo per il fallimento del Credito cooperativo di Campi Bisenzio e la pena di 5 anni e mezzo per il crac della società che pubblicava il “Giornale della Toscana”. Al momento dell’arresto del figlio, l’ex senatore si trovava già agli arresti domiciliari per motivi di salute. L’inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza con il coordinamento della Procura di Roma, ha rivelato un sistema di corruzione profondo e stabile, operante per anni nel settore strategico delle infrastrutture.

Soprattutto, per l’ennesima volta, ci si è resi conto di quanto facilmente i soldi pubblici possono essere dirottati nelle tasche di amici e famigliari se si ricopre un ruolo politico. Forse sarebbe ora di chiedere un vero e proprio ‘pedigree’ di onestà, rettitudine e trasparenza a tutte le persone che vivono con i soldi dei contribuenti.

Tommaso e Denis Verdini
Tommaso e Denis Verdini

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