referio Il caso Osama Almasri,Traffico di esseri umani Almasri II: Stallo alla messicana

Almasri II: Stallo Alla Messicana

(I PDF degli atti processuali collegati si trovano alla fine dell'articolo)

Almasri II: Stallo alla messicana post thumbnail image

Nove mesi dopo il controverso rilascio in Italia del generale libico Osama Elmasry Njeem (Almasri), accusato dalla Corte Penale Internazionale (CPI) di efferati crimini di guerra e contro l’umanità, il caso che ha messo in crisi lo Stato di diritto italiano raggiunge uno ‘stallo alla messicana’. Mentre la giustizia internazionale ha condannato l’Italia per la sua condotta, il Parlamento ha blindato i Ministri coinvolti, scatenando un’inedita battaglia costituzionale promossa da una delle vittime, Biel Rouei Lam Magok.

L’Accusa Senza Appello dell’Aia: “Non-Conformità”

Il 17 ottobre, la Corte Penale Internazionale ha formalmente accertato la non-conformità della Repubblica Italiana, stabilendo che Roma ha violato i suoi obblighi internazionali e ha impedito alla CPI di esercitare le sue funzioni. La Corte ha respinto tutte le giustificazioni addotte dal Governo – dall’illegittimità dell’arresto di Almasri in Italia fino alle presunte esigenze di sicurezza nazionale che hanno portato all’espulsione e al rimpatrio del generale con un volo di Stato.

La PTC I (Pre-Trial Chamber I, in italiano: Prima Camera Preliminare) della Corte Internazionale ha puntato il dito in particolare sulla mancata consultazione (Art. 97) da parte delle autorità italiane con L’Aia prima di rilasciare Almasri, giudicandola una violazione che ha vanificato la cooperazione. Nonostante la condanna, la CPI ha rinviato la decisione se deferire l’Italia all’ONU o all’Assemblea degli Stati Parte, in attesa di capire l’impatto dei procedimenti interni sul futuro impegno cooperativo dell’Italia. Il Governo italiano ha tempo fino al 31 ottobre per fornire chiarimenti.

Il Voto Politico e la Scelta di Blindatura

Pochi giorni prima, a Roma, la Camera dei Deputati aveva già tentato di chiudere la partita sul fronte interno. Il 9 ottobre, il Parlamento ha negato l’autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del Sottosegretario Alfredo Mantovano.

La maggioranza ha giustificato la decisione affermando che i membri del Governo avevano agito per tutelare un “preminente interesse pubblico” e la sicurezza dello Stato, citando genericamente il timore di ritorsioni in Libia e riferendosi a una informativa di intelligence di cui gli indagati sarebbero stati a conoscenza, che parlerebbe di “pericoli di ritorsioni ai danni dei nostri connazionali in Libia, i rischi di sabotaggio delle forniture di gas verso l’Italia e il timore di boicottaggi della cooperazione nella lotta all’immigrazione clandestina”. O almeno questo è quanto affermato da Giovanni Caravelli, direttore dell’AISE, sentito dal Tribunale dei Ministri in data 31/3/2025.

L’archiviazione era già arrivata in agosto per la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, coinvolta nell’indagine per favoreggiamento e peculato.

La Contromossa della Vittima: Conflitto di Attribuzione

Lo scontro si è così trasferito dalla Camera alla Corte Costituzionale su iniziativa di un sopravvissuto, Biel Rouei Lam Magok, torturato personalmente da Almasri nella prigione di Mitiga.

Il 17 ottobre, Lam Magok, attraverso i suoi legali Avv. Francesco Romeo e Avv. Antonello Ciervo, ha depositato un’istanza presso il Tribunale dei Ministri per sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. L’obiettivo è far stabilire alla Consulta che il voto della Camera è illegittimo, poiché è stato espresso in assenza dei presupposti costituzionali (Art. 9, L. Cost. n. 1/89) che avrebbero potuto giustificarlo.

Lam Magok ha espresso con forza il proprio sdegno: “Per paura di danni ai gasdotti italiani e per timore di incrinare i rapporti tra Italia e Libia, i ministri hanno liberato e riportato a Tripoli un uomo ricercato dalla CPI per crimini di guerra e contro l’umanità, l’uomo che ha torturato me e tante altre persone”.

Il suo legale, Avv. Francesco Romeo, ha denunciato che la mancata autorizzazione a procedere si è basata su un generico timore di ritorsioni e che il “silenzio” del Governo ha rappresentato una “scelta arbitraria e illecita” che ha sacrificato l’obbligo internazionale “sull’altare dell’interesse pubblico a preservare rapporti economici e diplomatici con la Libia”. Lam Magok ha concluso che “l’interesse di un Paese non può in nessun modo coincidere con il sacrificio di migliaia di esseri umani.”

La scelta

Il caso Almasri ha messo l’Italia di fronte a un dilemma fondamentale: la prevalenza dell’interesse geopolitico immediato o il rispetto degli obblighi di giustizia internazionale. La mossa della vittima, che spinge il Tribunale dei Ministri a sindacare la scelta parlamentare, è un atto dirompente. Se la Corte Costituzionale dovesse accogliere l’istanza, potrebbe non solo riaprire la strada al processo per i Ministri, ma stabilire un precedente storico, ridefinendo i limiti dell’insindacabilità dell’atto politico di fronte ai principi supremi dello Stato di diritto e alla cooperazione internazionale in materia di crimini contro l’umanità. L’esito di questo conflitto determinerà, agli occhi del mondo, se l’Italia intende onorare il suo ruolo di fondatrice della CPI o se privilegia la realpolitik sull’obbligo di giustizia.

Biel Rouei Lam Magok
Biel Rouei Lam Magok alla Camera dei Deputati

Vuoi discuterne con altri?
Partecipa alla discussione sul FORUM

Leggi anche:

operazione Barbanera

Operazione BarbaneraOperazione Barbanera

L’operazione “Barbanera” è stata una vasta indagine condotta dalla Guardia di Finanza italiana, resa pubblica nel febbraio 2019, che ha portato alla luce un complesso traffico di migranti, contrabbando di